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Rivolta anti-toghe: "Ora basta buonismo"

Le pagine social dell'Anm invase dai "Sì" al referendum: "Non siete più credibili"

Rivolta anti-toghe: "Ora basta buonismo"
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Sotto l'ermellino, niente. L'ipocrita difesa dell'Anm delle forze dell'ordine massacrate a Torino viene smascherata dai commenti sulla pagina Facebook del sindacato dei magistrati. "Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini delle forze di polizia (...) Condanniamo in modo netto ed inequivocabile ogni atto di violenza, che nulla ha a che fare con il diritto di manifestazione".

Parole fredde, come l'austerità delle toghe rosse (ma non di vergogna) che abbiamo visto sfilare in tutta Italia alle inaugurazioni dell'anno giudiziario. Che però viene demolita sui social dalla vox populi di chi presto dovrà andare alle urne a decidere se rottamare o lasciare intatto un sistema giudiziario che tutela i delinquenti, crocifigge gli innocenti e abbandona le forze dell'ordine al proprio destino.

"Solidarietà? Ma per piacere. I poliziotti li prendono, chi li rimette in libertà?", "in questo Paese siamo alla barzelletta totale: un fenomeno aggredisce un poliziotto, viene arrestato e dopo 48 ore è già al bar a riderti in faccia". C'è chi se la prende coi "giudici buonisti" e chi sottolinea "il capolavoro di ipocrisia legislativa" che da ai giudici pochi margini. "Ma questi sono giudici oppure sono un partito? State zitti e lavorate bene!", "Un motivo in più per votare mille volte Sì".

Brucia ancora l'oltraggio del poliziotto accusato di omicidio volontario a Milano per aver sparato allo spacciatore pluripregiudicato 28enne al fortino della droga di Rogoredo, mentre i violenti di Askatasuna - gli stessi che si sono accaniti vigliaccamente in nove contro il povero agente disarmato e senza casco - in questi anni sono stati lasciati liberi di agire, di mettere a ferro e fuoco le città. "Infatti i manifestanti di Roma sono stati rilasciati dopo due giorni senza alcun provvedimento... ma non temete che il referendum è vicino! Sì Sì Sì". Anche chi solidarizza (pochi) coi fermati "menati dalla polizia" e denuncia le violenze delle forze dell'ordine ce l'ha coi magistrati: "L'Anm dovrebbe tacere e fare giusti processi. Se fossi uno di questi aggressori ricuserei un eventuale magistrato che mi processasse se fosse iscritto all'Anm".

"Non hanno bisogno della vostra solidarietà ma del vostro rispetto", è il ragionamento di un utente. "Serve una giustizia più rigorosa, credibile ed efficace, capace di rappresentare un vero argine a queste derive e di garantire concretamente lo Stato di diritto e la sicurezza di tutti i cittadini". Le critiche sulla pagina social sono in fiume in piena: "Fate silenzio...", "Lacrime di coccodrillo", "Chiacchiere...", "Andate a nascondervi", "Solo parole, non siete credibili", "Questi sono i giudici che tutelano i delinquenti!", "Oltre a solidarizzare, cercate di punire seriamente i vostri compagni che sbagliano". Perché in gioco non c'è solo l'errore giudiziario (che fa parte del gioco, ma non a queste percentuali orrende), ma il senso di impunità che oggi è la prima cartina al tornasole di una magistratura che si erge a paladina delle forze dell'ordine che non riesce a proteggere.

"È un motivo in più per votare Sì", è il mantra che ricorre. Mancano poche settimane al referendum sula riforma della giustizia e la separazione delle carriere. Il verdetto sembra spietato, al netto della propaganda che parla di "pareggio tecnico".

Mai come adesso l'indipendenza della magistratura somiglia al vestito del Re, così invisibile da mettere a nudo la deriva delle correnti che - nel bene o nel male - ha piazzato lì quelle toghe che oggi tuonano contro la riforma anziché fare mea culpa. Sotto l'ermellino, niente.

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