Leggi il settimanale

Lo show dell'anti riforma: Pif, Matano, Golino e Ghini

Per il rush finale "il Fatto Quotidiano" organizza una serata dove sfila l'esercito di artisti "contro". E Conte li invita tutti sul palco

Lo show dell'anti riforma: Pif, Matano, Golino e Ghini

Domanda. A cui non sappiamo dare una risposta. Ma perché in un Paese in cui, di fronte al referendum sulla giustizia, tutte le categorie professionali, come è logico, si dividono più o meno equamente (metà dei dentisti voteranno Sì, metà No; metà degli imprenditori Sì, metà No; e così gli agenti di commercio, i fruttivendoli, i giornalisti...) e invece tutta le gente che lavora nel mondo dello spettacolo vota solo Sì? A pensarci è curioso. A parte Fausto Leali e Michele Placido, tutti gli attori e i cantanti italiani costituiscono un fronte unico per il No. Come mai? Perché sono più intelligenti di tutti? Però la presenza nel gruppo di Frank Matano e Pif ci dice il contrario... Perché non è una professione ma un casta? Il gramscismo al tempo di Pechino Express potrebbe darci risposte interessanti. Oppure perché schierandosi con un referendum che ormai ha preso una deriva meloniana hanno paura di esporsi a critiche e attacchi come è successo ad artisti vicini alla destra? I casi Venezi e Pucci insegnano.

Cosa c'entra? Nulla. Ma ci è venuto in mente ieri quando abbiamo visto il lancio dell'ultima settimana della campagna referendaria del Fatto quotidiano, ossia la serata dal titolo "La Costituzione è nostra" che giovedì al Teatro Italia di Roma vedrà un gruppo di artisti e intellettuali sul palco per ribadire perché voteranno No. Un evento pubblicizzato sui social con una grande foto tipo quella con i partecipanti al Festival di Sanremo che Sorrisi e Canzoni fa tutti gli anni. Quelli alti in fondo, in mezzo i più famosi, davanti seduti. Tutti insieme fanno una bella fetta dei finanziamenti pubblici agli spettacoli. La didascalia sarebbe lunghissima, citiamo a caso: Ottavia Piccolo, Sonia Bergamasco, Riccardo Scamarcio, Daniele Luttazzi, Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Elio Germano, Pif (!), Isabella Ferrari, Fausto Brizzi (il marito della Salis, quella che prima di diventare sindaco di Genova era la moglie di Fausto Brizzi), Frank Matano, Michele Riondino, Laura Morante, Monica Guerritore... Cashmere e cachet. Praticamente tre quarti di cinema italiano, quello con molto impegno e pochi spettatori.

Tutti artisti scevri da ogni ideologia. E poi in effetti se ti inquisiscono, la prima persona che chiami è un attore. "Senti, ho dubbio sul passaggio del quesito referendario che concerne la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, cosa faccio? Chiamo Sabino Cassese o Giuliano Pisapia?". "Mah no, telefona alla Bergamasco che suo marito ha appena fatto Tortora in tv".

Certo che è uno spreco. Tra photocall, viaggio, ospitalità e gettone di presenza, potevamo finanziare un paio di film con le Rohrwacher, Alessandro Borghi, Jasmine Trinca e Edoardo Leo che interpretano un gruppo di amici quarantenni romani in crisi esistenziale; e in uno avrebbero potuto prendere anche Rocco Papaleo come linea comica.

Ah. Sul palco largo del No ci sono, en passant, anche Massimo Ghini, Ficarra&Picone, Iacchetti (saremmo curiosi di ascoltare il suo intervento), Fiorella Mannoia, Nanni Moretti, Bergonzoni&Gifuni e Anna Foglietta. Tutta gente che se gli togli il maoismo da Piazza del Popolo e la passione per Askatasuna sarebbe quasi normale. Emozioni e sovvenzioni. E poi bisogna sentirli parlare delle ragioni del Sì! Tutti avvocati, giudici, pubblici ministeri, commissari, ispettrici di polizia. Sullo schermo.

Insomma. Dalla parte del Sì avremo gente che è passata dai tribunali e che conosce bene le dinamiche processuali. Dalla parte del No gente che bazzica gli studi televisivi, i set, i teatri e che ha recitato in Studio Battaglia, Avvocato Ligas e Guerrieri.

Ah. Ad animare il circo, il giorno dopo, l'ultimo prima del voto, sarà Giuseppe Conte, il leader dei Cinque Stelle, che in un video postato sui social ha già invitato tutti allo spettacolo di chiusura della campagna referendaria, venerdì all'Eur, al Palazzo dei Congressi, "per ribadire tutti insieme le ragioni del No". "Per difendere l'indipendenza della magistratura". E "perché questa riforma la voleva Berlusconi", uno che alla metà di questi peraltro ha pagato serate, spot, film, teatro e programmi tv, da Zelig al "Manzoni", da Medusa a Striscia la notizia. Comunque. Ci saranno, oltre Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Andrea Scanzi e Gianrico Carofiglio, anche Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano e Pif (ancora?!), Stefano Sarcinelli e Francesco Paolantoni.

In un Paese in cui, a destra come a sinistra, ci sono ormai così tanti politici che danno

spettacolo, prima o poi doveva succedere che tanta gente dello spettacolo si desse alla politica.

Per quanto ci riguarda, invece, sinceramente avremmo preferito un referendum sulla separazione tra Cinecittà e la sinistra.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica