Experience is what you get when you don't get what you wanted. L'esperienza è un valore a patto che la usi per evitare quegli errori che invece del successo ti hanno regalato l'esperienza. Quanto Giorgia Meloni vorrà usare la lezione influirà sulle sue chance di restare a Palazzo Chigi l'anno prossimo. Parliamo di lei perché la prima lezione riguarda proprio quel vuoto pneumatico che la circonda, di lato e sotto, che la zavorra quando non le rema addirittura contro. Inconsapevolmente, che è anche peggio.
Per guardare avanti, partiamo da dove siamo. Molto peggio di come stavamo prima, che suonava più o meno così: con questa sinistra il centrodestra governerà per almeno dieci anni. No, aver attaccato senza riuscire il potere vero, che dovrebbe essere non un potere ma un ordine, lo ha rafforzato. Non era una riforma urgente e forse andava gestita con maggiore prudenza, tenendo conto che lo strumento del referendum è sempre insidioso. Un'opposizione che prima arrancava sconclusionata dietro a un centro sociale o a una flotilla, niente di rilevante con cui presentarsi alle urne nel '27, adesso ha avuto l'occasione di scontrarsi col campione in carica per il titolo. Peccato che la partita la campionessa l'abbia giocata poco, tardi e nemmeno tanto bene. Sorpresa: ha perso. Splendidamente aiutata dalle sue seconde e terze linee, che sono il primo tema su cui riflettere per cambiare. Se il suo profilo alto emerge sul piano internazionale, quando cioè li lascia a casa a giocare ai soldatini, qualcosa significherà. L'hanno criticata che si portava la figlia. Meno male, pensa se si portava qualcuno dei suoi.
Cosa deve cambiare? Primo, la narrazione. Ci deve essere, non può essere presunta. Gli elettori che contano, gli indecisi, magari andrebbero pure dietro a una bandiera, sempre che vedano il vessillifero. Finché la premier apparirà distante anche gli elettori lo saranno.
Secondo. Va bene l'impegno internazionale, quasi sbalorditivo per quanto sia stato un successo. Ma quando la attaccano in casa deve rispondere. Con i fatti? No, con le parole. Gli elettori non comprano fatti, che non capiscono né gli interessano. Comprano storie, per sognare il mondo, in un verso o in un altro.
Terzo e venendo ai contenuti. Basta scusarsi e voler apparire edibile per la sinistra. Non sta lì grazie alla sinistra. Chi voleva sinistra ha votato sinistra. Quando sentiremo una storia di destra, che sia qualcosa di più che giustificare e tollerare miserie vetero-fasciste o testine calde dal grilletto facile? Se prendere le distanze costerebbe voti, quanti ne costa tenerseli stretti?
Quando certi elettori più centrali e meno sociali ascolteranno concetti di libertà, di mettersi in gioco, di competere? Soprattutto, quando sentiremo una lettura della geopolitica da persone adulte, invece del libro Cuore o al massimo dei Ragazzi della Via Pal? Gli Usa, non Trump, stanno rimodellando il mondo, nel
bene e nel male: lo vuole spiegare agli italiani, invece di tacere e farsi pungere da chi cavalca quel sentire popolare immaturo e anacronistico? Affinché nulla cambi (a Palazzo Chigi) tutto deve cambiare. Ora o mai più.