"Consiglio a chi mi detesta di votare nel merito, tanto non c'e possibilità che mi dimetta in nessun caso. Se votate no, vi tenete questo governo e pure una giustizia che non funziona. Non è un grande affare". Giorgia Meloni chiude (tra gli applausi) 41 minuti di discorso per il "Sì" al Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo con un appello: "Non restate a casa, non giratevi dall'altra parte". La premier e leader di Fdi ha scelto Milano, e il teatro Franco Parenti, storicamente simbolo della sinistra riformista, come unico evento della campagna elettorale per il Sì a cui partecipare personalmente. "Milano è la capitale morale d'Italia" rimarca il presidente del Senato Ignazio La Russa a chi gli domanda perchè. Dal palco La Russa ringrazia la regista e fondatrice del Parenti Andrée Ruth Shammah, insultata sui social nei giorni scorsi per aver offerto il teatro alla destra. "Se ne è infischiata delle possibili polemiche - afferma -. É sempre stata un'icona della sinistra, aveva già concesso il teatro anche a Msi ma allora non avevano osato contestarla. Perchè oggi sì? Forse perchè è ebrea".
La Russa ringrazia anche il presidente della Comunità Ebraica Walker Meghnagi in prima fila. Sala grande in overbooking, pienone davanti ai maxischermi allestiti nel foyer e in giardino, nelle due salette dove a partire dalle 15 sono stati organizzati dibattiti in contemporanea. Uno è aperto dall'eurodeputato Carlo Fidanza, tra i nomi in pole per le prossime Regionali. Sarà anche la capitale morale d'Italia, ma Milano è pure la grande città simbolo e contendibile al voto nel 2027, e la scelta di una kermesse di questo livello qui non sembra casuale. Motori accesi? "Prima, in primavera, ci sono le amministrative in Comuni importanti e in due città capoluogo anche in Lombardia - ricorda -. A Milano è importante essere pronti ai nastri di partenza in autunno". Fi ha fatto una fuga in avanti lo scorso weekend, accendendo un faro sulla rettrice Marina Brambilla e l'ex Ferruccio Resta. "Tutti i contributi sono utili e legittimi in questa fase, la cosa certa è che il centrodestra sarà unito e compatto. Certamente FdI punta a rafforzare il consenso".
Al sindaco Beppe Sala che ha ribadito che Meloni non è ancora stata a Palazzo Marino ribatte che "il segnale di attenzione nei confronti della città e della Lombardia c'è sempre nell'azione di governo, sono polemiche sterili". La premier in campo proprio a Milano? "É un simbolo della necessità di riformare il sistema della giustizia, dalla stagione di Tangentopoli ai processi a Berlusconi". Il deputato FdI Giovanni Donzelli sottolinea che "Giorgia sta facendo molto bene la premier, se facesse la turista per le città per accontentare i sindaci di sinistra non starebbe a fare il presidente del Consiglio". E il deputato Marco Osnato ricorda che "ex premier del Pd come Renzi e Bersani non hanno prodotto chissà quali grandi opere per Milano". Sulla scelta milanese, ricorda, "siamo il primo partito del centrodestra in città e in Lombardia, ci consolidiamo". Avviso anche alla coalizione. Dopo il referendum "sarà utile discutere delle Comunali cercando di fare meno comunicazioni giornalistiche e concretizzare". Il messaggio a Fi: "Far uscire possibili nomi da salotti di una Milano che fu non è utile ad affermare una leadership del centrodestra in città. Dopo il 23 marzo andiamo nelle piazze, coinvolgiamo associazioni di categoria, realtà produttive, militanti, con grandissima apertura, perchè l'insoddisfazione c'è ma non è detto che si incanali verso di noi con decisioni prese dall'alto".
Una parte di FdI continua a pensare come Noi Moderati che un nome politico - nello specifico, Maurizio Lupi - sarebbe la scelta più efficace. Nei corridoi del teatro si fanno chiacchiere da toto-nomi, nei giorni scorsi è spuntato anche quello del giornalista, ex assessore nonchè marito di Simona Ventura Giovanni Terzi. Compare l'ex Fi Pietro Tatarella, che nega assolutamente l'ipotesi. Non si tira indietro (anzi) il blogger Roberto Parodi, più volte accanto al leader della Lega Matteo Salvini, ieri chiamato a dare un contributo sul palco da FdI. "Poi bisogna vedere se le cose si concretizzano. Da parte mia - spiega - sarebbe anche divertente provare a farlo. Amo Milano, ho le mie idee, credo non ci voglia un genio per far andare bene le cose a Milano. Ci vuole un po' più di distacco e ascoltare la gente". A Sala sui social non ne perdona una "perchè fa tutto il contrario di quello che io - dice -, come automobilista e anche grande amante del verde farei.
Si è rivelata più amante del mattone una giunta di sinistra. Io invece vado a piantare in maniera illegale piante nelle aiuole, dove dovrebbe farlo il Comune". É un buon inizio. Flop la manifestazione anti Meloni fuori dal teatro, una cinquantina di persone.