For All Mankind: quando la Nasa arrivò seconda sulla Luna

For All Mankind, nuova serie tv di Apple, racconta la storia della corsa allo spazio in chiave ucronica, con i russi che arrivano per primi sulla Luna

For All Mankind: quando la Nasa arrivò seconda sulla Luna

Apple riscrivere la storia delle missioni spaziali con For All Mankind, la sua nuova serie tv originale di genere fantastorico.

Il racconto ucronico sta prendendo sempre più campo nelle serie tv. In questi giorni arriva la quarta ed ultima stagione de L’Uomo nell’Alto Castello, di Amazon Prime Video, basata sul racconto del guru della fantascienza Philip K. Dick. Quasi contestualmente Apple rilascia sulla sua appena nata piattaforma streaming Apple TV+ nuovi prodotti originali e tra questi c’è qualcosa di simile: For All Mankind. Come per la serie basata sul libro di Dick “La svastica sul sole”, anche in For All Mankind, ambientata a cavallo degli anni '60/'70, assistiamo ad un diverso svolgimento della storia.

Com’è noto, la guerra fredda tra americani e russi è stata combattuta non solo tramite operazioni di spionaggio, blocchi di influenza contrapposti in Europa e installazioni di basi militari nel mondo, ma anche con la cosiddetta “corsa alla Luna”, impegnando risorse e scienziati nella “conquista” dello spazio. Il programma spaziale sovietico riuscì a lanciare il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, e portò il primo uomo nello spazio, il cosmonauta Jurij Gagarin, ma gli americani, come sappiamo, arrivarono per primi sulla Luna, con la missione Apollo 11 e gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin, attestandosi così quali rappresentanti dell’umanità nello spazio. Il 20 luglio 1969, Neil Armstrong, mettendo il primo piede sul suolo lunare, disse: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”, ma se invece fossero stati i russi i primi ad arrivare sulla Luna? In For All Mankind le cose vanno diversamente da come le ricordiamo: il 26 giugno del 1969, a poco meno di un mese dal probabile allunaggio dell’Apollo 11, sono i russi a mettere piede per primi sul satellite naturale della Terra. È il cosmonauta Aleksej Leonov il primo uomo sulla Luna e le sue parole non hanno molto in comune con quelle di Armstrong.

Le conseguenze non sono di poco conto: una depressione collettiva finisce per colpire gli Stati Uniti, il fallimento smonta l’orgoglio nazionale e porta presto l’allora presidente Nixon all’idea di ritirarsi dallo spazio. Inutili le rassicurazioni di Von Braun circa la superiorità tecnologica rispetto ai sovietici, la NASA rimane costantemente seconda, condannata ad assistere al successo russo. Il mito del sogno americano e l’ammirazione di questo da parte del mondo non si realizza: è l’Unione Sovietica il faro della Terra, punto di riferimento per nuove incredibili conquiste dell’umanità e superpotenza a cui guardare per il futuro, dalla politica allo stile di vita.

Da sempre, pensando alla NASA, ci vengono in mente i traguardi da questa raggiunti, ed ora, invece, li vediamo beffati dai russi i quali (ri)scrivono un capitolo della storia con risvolti inaspettati e interessanti allo stesso tempo. Sì, perché con i russi sulla Luna, gli americani sono costretti a rilanciare la sfida, spostando l’asticella del nuovo obiettivo sempre più in alto. Questa concorrenza nella realtà dei fatti non si è mai verificata: dopo l’allunaggio di Armstrong, infatti, ce ne furono altri sempre da parte degli Stati Uniti, con i sovietici che si ritirarono progressivamente dallo spazio.

Nella serie, la competizione, tenuta viva dai risultati russi e dalla volontà di rivincita statunitense, tiene alta l’attenzione durante i quattro episodi fino ad ora disponibili e porta ad affrontare argomenti impensabili per il periodo. Proprio come per The Morning Show, anche in For All Mankind viene trattata la parità di genere, e visto che si sta riscrivendo la storia, questa volta si cerca di farlo anticipando l’ingresso delle donne nella storia dell’esplorazione spaziale. Sono numerose le figure femminili di spicco in questa serie tv, non solo quali mogli devote degli stressatissimi astronauti, ma anche quali astronauti ed ingegneri, pronte ad onorare il Paese e dimostrare le loro capacità. Insomma, se lo scenario prospetto da L’Uomo nell’Alto Castello è catastrofico per la democrazia, in For All Mankind vediamo la conquista della Luna da parte dei russi come un evento positivo per l’uguaglianza di genere.

Il cast ha come interpreti di maggiore rilievo Joel Kinnaman, visto in Hannah, House of Cards e Altered Carbon e Sonya Walger, volto noto di Lost in cui ebbe il ruolo di Penny. Insieme a lei vediamo anche Sarah Jones, conosciuta per Alcatraz, e Wrenn Schmidt, partecipe di altri racconti seriali di successo quali Boardwalk Empire, The Americans e Person of Interest. Ogni venerdì uscirà un nuovo episodio, fino al 20 dicembre prossimo, in cui verrà reso disponibile l’ultimo, per un totale di 10 puntate per la prima stagione. Dopo The Morning Show, quindi, Apple segna un altro colpo assolutamente positivo nello scontro con Netflix e Prime, e in futuro con Disney+, grazie ad una serie tv di qualità e magnetismo. Siete fan del film con Tom Hanks Apollo 13? Siete rimasti incuriositi dalla storia fatta con i “se” dopo aver visto L’Uomo nell’Alto Castello? In For All Mankind troverete il titolo che unisce la tensione delle missioni spaziali al genere ucronico, in un unico imperdibile racconto.