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A Milano sono stato aggredito da due uomini che volevano stordirmi con un liquido. Ho reagito con un pugno e li ho messi in fuga. Per fortuna è finita bene, ma ormai in città non ci si sente più sicuri.

Vittorio Feltri
Pugni al rapinatore

La bandiera di combattimento sventola a poppa di nave Trieste, l’unità d’assalto anfibio della Marina militare italiana, consegnata nel capoluogo giuliano in un giorno simbolico, il 26 ottobre, 71 anni dopo il ritorno della città all’Italia dilaniata dalla seconda guerra mondiale. La cerimonia a bordo della più grande unità mai varata dalla Marina è stata toccante e densa di significato e valori. “La bandiera di guerra non è un titolo onorifico - ha detto davanti ai reparti schierati nel ventre della nave il ministro della Difesa, Guido Crosetto - E’ una responsabilità. In quella bandiera c’è scritto il vostro dovere, l’impegno a difendere il paese. Dietro quella bandiera ci sono le persone che sono morte per la patria, che sono rimaste ferite. Ma ci sono anche quelle che non sono nate, alle quali dobbiamo consegnare un mondo migliore. Ci sono le vostre e nostre famiglie, c’è tutto in quella bandiera”. Il Tricolore di combattimento è stato consegnato dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, alla presenza della madrina d’eccezione della nave, Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica.

Fausto Biloslavo
Nave Trieste, consegnata la bandiera di guerra

La fiaccolata è partita da via Iglesias, nel capoluogo lombardo, dove viveva la 29enne uccisa con almeno 30 coltellate da Gianluca Soncin. Presente anche la madre Una, che cammina in mezzo al corteo accanto al compagno

Paola Fucilieri
La fiaccolata a Milano in memoria di Pamela Genini

Il corteo Gkn ha rotto il cordone di polizia per fare irruzione nell'aeroporto, raggiungendo l'area partenze dello scalo che è stata bloccata. Impedito l'accesso alla pista

Francesca Galici
Manifestanti occupano l'aeroporto di Firenze

"L'esplosione, penso l'abbia sentita tutta la zona, tutto il quartiere. È accaduto verso le 22.15, 22.20. Noi abitiamo giù in fondo, alla fine della via. A noi hanno tremato i quadri, le finestre, a me sono cascati alcuni quadri. È stata veramente, veramente tanto forte, ha fatto paura". Lo dice ai giornalisti Rebecca, una ragazza che abita vicino alla casa del giornalista di Sigrido Ranucci a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove giovedì sera è esploso un ordigno che ha distrutto le auto del conduttore di 'Report' e della figlia."Sappiamo chi vive qui però nessuno di noi aveva pensato a una bomba. L'esplosione è stata così forte che anche di fronte a casa mia eravamo tutti affacciati".

Redazione web
Ranucci, la testimone: "Esplosione fortissima. Ha tremato tutto"

Nel 1925 fu istituito il Servizio informazioni. La medaglia d'oro Del Din: "Nessuna intelligenza artificiale sostituirà gli agenti su campo"

Fausto Biloslavo
I 100 anni dei servizi segreti italiani
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