Si fa presto a dire “cervelli in fuga”: ilGiornale.it vi racconta gli italiani che ce l'hanno fatta (all'estero)
Si fa presto a dire “cervelli in fuga”: ilGiornale.it vi racconta gli italiani che ce l'hanno fatta (all'estero)
Cristiano Ciuti: "Un paese che non investe nell'università, nella cultura e nella ricerca e nei giovani, è destinato a un declino inevitabile e a un ruolo marginale nell'economia globale. La Germania è uno dei paesi che investe di più in Europa e si vede"
Marco Bocci (geologo): "In italia mi sentivo in trappola, senza un futuro e questa sensazione l'ho notata anche in altri appena arrivati qui. Il nostro paese offre così poco a tante persone che avrebbero tantissimo da dare, al punto che molti pensano di non valere nulla"
Alessandro Cerri: "Sono partito con l'idea di una breve esperienza all'estero. Dopo 14 anni la mia crescita professionale e scientifica è passata attraverso sei 'traslochi', cinque affiliazioni e due grandi esperimenti di fisica delle particelle elementari"
Davide Cellai: "Per uscire dalla crisi il governo irlandese ha deciso di privilegiare progetti di ricerca che coinvolgessero le aziende. Un ricercatore deve presentare progetti con partner industriali"
Matteo Calderoni: "In due anni ho ottenuto più riconoscimenti che nei 5 passati in Italia. Non è tutto rose e fiori e i giapponesi non sono di certo famosi per la loro flessibilità. Ma il pragmatismo anglosassone si nota e aiuta a smussare le difficoltà"
Federico Divina dirige un gruppo di ricerca e insegna all'università Pablo de Olavide di Siviglia. La Spagna e prima ancora l'Olanda gli hanno dato opportunità che l'Italia gli aveva negato
Leonardo Vanneschi: "Nessun paese, nemmeno il più in crisi, è così masochista da distruggere l'unico motore che può rimettere in piedi l'economia. Il Portogallo considera gli universitari con una certa importanza, li paga con stipendi che sono dignitosi e investe in ricerca"
Luca Bocci: "Le imprese pagano, in orario, senza costringerti a penosi salti mortali per ottenere quanto ti spetta. Questo perché il sistema legale funziona, perché un'azienda furbetta chiuderebbe in cinque minuti"
Al Salk Institute di San Diego (California) Dario Bonanomi studia i meccanismi molecolari che regolano le reti neurali e la loro alterazione nelle malattie neurologiche. Ora torna in Italia, al San Raffaele di Milano, dove guiderà un gruppo di ricerca tutto suo finanziato dall'Europa e da un'importante fondazione