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La biblioteca "contro": ecco i libri di polemica culturale

La lezione di Del Noce, Scruton e Lasch

La biblioteca "contro": ecco i libri di polemica culturale
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Una biblioteca sommersa che non compare nelle classifiche dei premi letterari, raramente entra nelle università e quasi mai viene recensita dai supplementi culturali dei grandi quotidiani. È la biblioteca di chi ha tentato di capire come la sinistra abbia conquistato le istituzioni culturali del Novecento e le abbia tenute ben oltre la propria crisi politica. Una biblioteca che comincia con Augusto Del Noce e arriva fino a Roger Scruton, passando per Christopher Lasch.

Il punto di partenza obbligato, in Italia, resta Del Noce. Nei suoi saggi degli anni Sessanta e Settanta, raccolti in volumi come Il problema dell'ateismo e Il suicidio della rivoluzione, il filosofo torinese elabora una diagnosi: la sinistra marxista non è morta con il tramonto del comunismo, si è trasformata. Ha abbandonato la critica economica e si è fatta "partito radicale di massa". Del Noce chiamava questo processo "rivoluzione nella rivoluzione": non conquista del potere politico, ma dissoluzione dell'ordine simbolico avversario.

È la premessa teorica di tutto ciò che viene dopo. Gramsci, naturalmente, è il nome intorno a cui ruota l'intera questione. L'autore dei Quaderni del carcere aveva teorizzato che il potere borghese si reggesse non sulla forza ma sul consenso culturale, sull'egemonia appunto, e che per rovesciarlo fosse necessario prima conquistare la "società civile": scuole, giornali, università, chiese. La sinistra italiana ha applicato questo schema con notevole coerenza per decenni. Il paradosso è che l'egemonia è sopravvissuta alla crisi del partito che l'aveva costruita. Massimiliano Panarari ne ha scritto con formula efficace in L'egemonia sottoculturale: quello che resta, dopo il Novecento, non è più cultura alta ma conformismo diffuso, pensiero unico travestito da pluralismo.

Dal lato anglosassone, la critica più sistematica viene da Roger Scruton. In Fools, Frauds and Firebrands il filosofo conservatore britannico passa in rassegna la sinistra intellettuale europea e ne smonta il meccanismo retorico: l'oscurità del linguaggio come schermo dell'assenza di argomenti.

Christopher Lasch occupa una posizione anomala in questa biblioteca: viene dalla sinistra, ne ha condiviso le battaglie, eppure nel postumo La ribellione delle élite formula una delle critiche più severe al progressismo culturale. Le nuove élite, scrive Lasch, hanno abbandonato le classi lavoratrici in nome di un universalismo astratto che serve soprattutto a legittimare la propria mobilità sociale.

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