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"Non era lì per caso". I dubbi dei pm sui passaggi a Garlasco di Sempio

Il fascicolo dell’accusa mette in fila una serie di indizi al centro dei quali c’è l’impronta 33. Il consulente dei Poggi replica: “Interpretate come minuzie alcune pieghette cutanee”

"Non era lì per caso". I dubbi dei pm sui passaggi a Garlasco di Sempio
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Le prossime due settimane saranno cruciali nell’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, condotta dalla procura di Pavia. Dopo l’avviso di chiusura indagini notificato lo scorso 7 maggio agli avvocati dell’indagato, gli stessi hanno 20 giorni per depositare una memoria difensiva che replichi alle accuse mosse dagli investigatori e, soprattutto, per decidere se far interrogare o meno Andrea Sempio. L’unico indagato in questa nuova indagine è proprio Sempio, amico di lunga data di Marco Poggi, fratello della vittima: secondo gli investigatori, infatti, è lui ad aver ucciso Chiara Poggi.

Nei fascicoli di questa indagine, che oltre a inserire Sempio sulla scena del crimine elimina la presenza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per lo stesso reato, gli investigatori guidati da Fabio Napoleone e dal suo aggiunto, Stefano Civardi, mettono in fila una serie di elementi che, nel loro insieme, secondo la teoria dell’accusa sono indicativi della colpevolezza di Sempio. Tra questi, anche i passaggi del 38enne, allora 19enne, nella zona dell’omicidio nel pomeriggio del 13 agosto, poche ore dopo la scoperta del corpo da parte di Alberto Stasi. Secondo la procura, infatti, i suoi tre passaggi non sarebbero stati casuali dopo aver “notato la presenza di un'ambulanza e di diverse persone”, come mise a verbale. Senza tralasciare i dettagli, gli inquirenti nel fascicolo riportano anche le mappe della zona, evidenziando che “non si capisce per quale motivo” Sempio in auto col padre, dopo le ore 15 di quel giorno, per andare da casa della nonna a casa sua, “avrebbe dovuto transitare all'altezza di via Pascoli”. Questo soprattutto perché non era una strada di passaggio ma si trovava “esattamente nella direzione opposta”.

Ma la procura inserisce anche diversi altri appunti alle dichiarazioni di Sempio, che contestano le dichiarazioni sui movimenti di quel pomeriggio. Nel 2008, infatti, Sempio ha messo a verbale che “nel transitare per via Pavia giunti all'altezza di via Pascoli, notavo la presenza di un'ambulanza e delle persone”. Ma per i pm non regge questa ricostruzione, perché non è “verosimile che dal breve tratto di via Pavia, percorso dall'indagato e dal padre, fossero visibili le persone presenti in via Pascoli, considerata la distanza e la presenza di due rotatorie”. Anche questo punto potrebbe essere chiarito, insieme a tutti gli altri, se Sempio decidesse di farsi interrogare dai pm di Pavia. Ma sono numerosi i punti che i procuratori contestano al commesso, che finora ha rilasciato solo interviste televisive. “Non ci sembra che sia saltata fuori la pistola fumante, come da mesi la chiamano”, ha dichiarato questa mattina l’avvocato Angela Taccia, storico legale di Sempio. Il pool difensivo dell’indagato si trova in questi giorni a Roma per definire la strategia difensiva in vista dell’interrogatorio eventuale o del rinvio a giudizio che, probabilmente, verrà chiesto dalla procura.

Al centro dell’indagine c’è l’impronta 33 sulla parete delle scale che conducono alla cantina, attribuita a Sempio, che si somma a una lunga serie di indizi. Per i 7 esperti, tra cui alcuni alto-graduati dell’Arma dei Carabinieri, molti dei quali attualmente inseriti nell’organico dei Ris in diverse città, quell’impronta è di Andrea Sempio. In “alcuni Paesi” del mondo, come “Svizzera, Gran Bretagna” o “Stati Uniti e Canada”, lo “standard numerico” di “minuzie” per identificare correttamente un'impronta si “abbassa notevolmente” rispetto a quello previsto dalla “giurisprudenza italiana” e, in alcuni casi, non è nemmeno richiesto un “numero minimo di punti d'identità”. Così scrivono il comandante del Ris di Messina, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista-criminologo, Nicola Caprioli, in una "nota tecnica" del 4 marzo 2026 che i pm hanno depositato agli atti del fascicolo per omicidio volontario pluriaggravato.

“Pensiamo che siano state interpretate come minuzie alcune pieghette cutanee e che dimostrerebbero invece che Sempio non c'entra nulla”, ha dichiarato LaPresse Dario Redaelli, consulente di parte della famiglia Poggi, secondo cui la dimostrazione dell'errata attribuibilità al 38enne starebbe anche nell'assenza lungo la traccia sul muro di altre minuzie che sicuramente Sempio possiede ma che non si trovano invece nelle fotografie del muro.

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