"Nordafricani, trap e crimini: l'identikit delle baby gang

Cresce il numero delle azioni violente messe in atto dalle bande dei baby criminali. Il maggiore Silvio Maria Ponzio spiega a IlGiornale.it le dinamiche che si celano dietro queste organizzazioni

"Nordafricani, trap e crimini: l'identikit delle baby gang”

Proliferano i reati commessi da parte delle baby gang. Rapine, violenze e minacce sono gli atti illeciti compiuti, con maggiore frequenza nel weekend, dalle bande di delinquenti di minore età. Da Nord a Sud, un’escalation di denunce da parte delle vittime e diversi gli interventi delle Forze dell’Ordine diretti a garantire l’incolumità pubblica. Al momento, Milano risulta essere la città maggiormente colpita da questo fenomeno tanto da richiedere in Parlamento un dibattito sull’emergenza sicurezza nel capoluogo lombardo da parte degli esponenti politici del centrodestra.

La richiesta è partita dopo l’ennesimo episodio di violenza di sabato 19 febbraio nelle vie della movida milanese: Corso Como e piazza Gae Aulenti. Quella notte è successo di tutto con almeno otto risse, “sgabelli in faccia” e “teste spaccate”, come hanno raccontato alcuni testimoni su Instagram. I carabinieri sono al lavoro per debellare questo fenomeno con ferrate indagini e arresti. Gli ultimi sono quelli eseguiti il 2 marzo scorso dal Comando Provinciale di Milano. In manette sono finiti 8 minori appartenenti alla baby gang “Z4”. Ma come si formano questi gruppi? Perché stanno seminando così tanto terrore? “Siamo di fronte - dice a IlGiornale.it il maggiore Silvio Maria Ponzio – a una delle manifestazioni patologiche della devianza giovanile”. Il maggiore Ponzio è il comandante della Compagnia Carabinieri Milano - Porta Monforte e ci ha raccontato diversi dettagli che riguardano le dinamiche delle baby gang.

Cosa sono le baby gang?

"Le baby gang, al pari della 'mala movida' e del 'bullismo', rappresentano una delle manifestazioni patologiche della devianza giovanile. Sono comitive di giovani che, spesso accomunati in rete da particolari nickname identificativi (per esempio il codice di avviamento postale del quartiere in cui vivono e riferimenti alla zona che frequentano) e da caratteristici elementi distintivi (abbigliamento, tatuaggi, linguaggio, gestualità, luoghi di aggregazione e genere musicale), si avvalgono della forza intimidatrice del gruppo per commettere, talvolta con l’uso di armi da taglio o di semplici riproduzioni (scacciacani o pistole giocattolo prive del tappo rosso), svariate attività delittuose. Queste, determinano importanti riflessi in termini di ordine e sicurezza pubblica sia nelle aree cittadine (per lo più periferiche) di provenienza, sia in quelle più spesso centrali, in ragione della presenza di maggiori attrazioni e di locali di tendenza, ove i comportamenti antisociali/violenti, sia pure finalizzati ad affermare la presenza sul territorio e a rimarcare la superiorità sulle bande rivali (in taluni casi arrivando a vantare rapporti di amicizia con soggetti contigui alla criminalità organizzata), si manifestano nelle più disparate forme delinquenziali (risse, furti e rapine in danno di passanti, danneggiamenti, atti vandalici e di bullismo, spaccio di stupefacenti, blocchi stradali per la realizzazione di video musicali, eccetera)".

Come si formano?

"Possono costituirsi quasi per gioco, prendendo come esempio i modelli proposti dalle serie televisive o dalle nuove tendenze musicali, sulla base di pregresse amicizie o assidue frequentazioni tra giovani che, vivendo nello stesso quartiere e accomunati dai medesimi interessi, decidono di unirsi in gruppo e di delinquere in un secondo momento, ovvero nascono come vere e proprie associazioni criminali (per esempio le 'pandillas', tipiche delle comunità sudamericane stanziatesi in Italia) dedite alla commissione di reati, prevalentemente di natura predatoria. In questo caso sono gruppi dominanti stabili nel tempo, guidati da un leader, con una precisa gerarchia interna e con rigidi codici comportamentali che prevedono, talvolta, il superamento di determinate prove per poterne diventare un membro".

Quali sono i fattori aggregativi?

"La musica trap/rap, non certo come forma musicale particolarmente apprezzata dai millennial quanto invece come strumento di divulgazione di contenuti aggressivi e antisociali tramite testi e video spesso oggetto di azioni emulative, costituisce uno dei principali fattori di aggregazione e di costruzione di specifiche identità all’interno delle baby gang. Queste canzoni utilizzano spesso codici narrativi ricchi di slang codificati e di sistemi di occultamento usati per circoscrivere i destinatari dei contenuti ed escludere chi non appartiene a uno specifico contesto territoriale, naturalmente istituzioni e forze di polizia comprese. I brani sono affreschi della vita di periferia, di paragoni tra chi vive nel lusso e chi ai margini della società, di luoghi, simboli e fattori aggregativi (come strade, piazze, giardini pubblici, panchine, passamontagna, tute acetate, scarpe, orecchini, tatuaggi, eccetera)".

Perché stiamo assistendo al veloce proliferare delle loro attività criminose?

"La devianza giovanile è un complesso e mutevole fenomeno sociale, comprendente una serie di condotte che, pur non integrando necessariamente la commissione di reati, possono infrangere regole sociali, morali e di costume, incidendo sensibilmente sulla percezione di sicurezza di una comunità. Alla base dei problemi comportamentali tipici delle nuove generazioni, siano essi illegali o percepiti come trasgressivi e inurbani, vi sono sempre fattori di rischio individuali (come disturbi del comportamento e della socializzazione) e ambientali (per esempio condizione familiare, contesto socio-economico, difficoltà di integrazione dei minori stranieri, consumo di stupefacenti e alcool, emulazione di modelli negativi diffusi da web, da particolari generi musicali, social e serie tv). Se da un lato la pandemia potrebbe aver contribuito ad aumentare sentimenti di stress e preoccupazione tra i giovani per averne limitato le occasioni di socializzazione e di espressione a seguito della chiusura di scuole, di centri sportivi e attività ricreative, dall’altro non si può non tener conto del fatto che il fenomeno era noto anche prima dell’attuale emergenza sanitaria".

Quali sono le cause del disagio dei giovani

"Tra le principali cause alla base del disagio giovanile e degli atti devianti vi sono sicuramente i contesti familiari problematici (conflittualità tra i genitori, maltrattamenti, abusi, assenza di comunicazione o scarso interesse per le attività svolte dai figli), il deterioramento di un’efficace modello educativo, in parte dovuto al precoce abbandono del percorso scolastico, e la tendenza alla rigorosa selettività tra i membri di un gruppo, con la conseguente marginalizzazione di chi non si adegua o conforma ai modelli di riferimento. Credo che sia del tutto naturale che, durante l’adolescenza, il giovane si confronti con il mondo esterno per acquisire fiducia in se stesso e costruirsi come adulto. La voglia di esplorare il mondo e di avviare nuove relazioni lo porta a cercare un gruppo di coetanei con cui confrontarsi".

Cosa può accadere?

"Tuttavia è proprio qui, nella cerchia delle sue amicizie più strette, che il minore esprime la propria personalità attraverso l’azione, sperimentando e adoperando nuove e diverse modalità di interazione. Egli mette in pratica ciò che ha appreso dai contesti di socializzazione precedenti e, attraverso i comportamenti violenti o trasgressivi, tenta di comunicare il suo desiderio irrefrenabile di affermarsi e di superare i limiti in una cornice di autonomia. Il giovane ricerca quelle attenzioni che non ha ricevuto, quelle possibilità che la vita non gli ha offerto e che ritiene di non poter ottenere attraverso il contesto socio-familiare di provenienza. Ecco allora che la strada e ogni spazio pubblico diventano il luogo ove il ragazzo si sente osservato dagli altri, dove costruisce la propria identità e la propria reputazione, cimentandosi anche in rapporti di opposizione, conflittualità e forme estreme di violenza a tal punto da minimizzare le possibili conseguenze delle sue azioni".

Qual è la forza delle baby gang?

"La forza delle gang deriva dal fattore identitario di provenienza (la costante affermazione di vivere in un quartiere notoriamente malfamato incide molto sulla capacità di ingenerare timore nelle vittime più vulnerabili), dalla capacità di agire in branco secondo logiche di deresponsabilizzazione del singolo, di protezione reciproca e di assoluta indifferenza e spregiudicatezza alle regole più elementari della civile convivenza. Talvolta sono gruppi che, non avendo uno scopo razionale preciso, agiscono impulsivamente nel tentativo di provare una sensazione di ‘potenza’ e ‘superiorità’, colpendo le persone (in genere coetanei) ritenute più ‘deboli’. In altri casi, sono giovani che sfruttano esperienze criminali maturate in passato per commettere reati con modalità operative consolidate".

E la cronaca ci conferma diverse storie.

"Recenti indagini svolte dai carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno consentito di accertare che alcuni giovani appartenenti alla baby gang 'Z4', una delle 13 finora censite nel capoluogo meneghino, in più circostanze, anche con l’uso di armi da taglio, tra ottobre 2021 e gennaio hanno commesso violente aggressioni ed efferate rapine a danno di passanti. Gli atri punti di forza delle baby gang sono rappresentati dall’ottima conoscenza del territorio e dalla capacità dei singoli membri di comunicare tra loro utilizzando gruppi o canali social 'riservati' per concordare modalità operative, darsi appuntamenti e perfino organizzare risse, con la presuntuosa convinzione di poter eludere eventuali controlli da parte delle forze di polizia".

Perché riprendono e pubblicano sui social le loro violente attività?

“I baby gangster del 5G impiegano la tecnologia per divulgare, attraverso i principali social network, i video delle proprie azioni delittuose con una duplice finalità. Comunicativa, per esprimere spavalderia, arroganza, assenza di paura e senso di impunità dei propri appartenenti; celebrativa per effettuare proselitismo, acquisire consensi, dimostrare la caratura criminale del gruppo e accrescerne il ‘prestigio’ agli occhi delle gang avversarie. Il video e le foto costituiscono una sorta di ingresso trionfale nella piazza virtuale, tale da celebrare le gesta di cui la gang è capace anche nei confronti di chi è contro di loro. Nell’epoca in cui l’immagine di sé e il like sono elementi imprescindibili per l’adolescente in cerca della propria identità, il video con migliaia di visualizzazioni e condivisioni diventa un efficace strumento di motivazione e incitamento a delinquere”.

Hanno un leader? Come viene “eletto”?

“Alcune gang sono strutturate in modo tale da avere al loro interno un leader (il più delle volte appena maggiorenne) che si autoproclama tale in ragione della maggiore aggressività e carisma mostrati in determinate circostanze o per il solo fatto di essere stato già ristretto in istituti penali o in comunità, di avere maggiore disponibilità di denaro o seguito sui social. A lui non si può disobbedire: farlo significherebbe proporsi quale capo alternativo. Qualche volta si pone come una sorta di guida. Tutti lo reputano una persona fidata, pronta a dispensare consigli o parole di conforto. Altre gang, invece, si autoregolano, lasciando spazio decisionale ai sodali”.

Quanto conta il fatto di essere gruppo per una “buona riuscita” dei cattivi propositi?

“Direi fondamentale. Il gruppo è una sorta di piccola comunità. Quanto più è unito e saldo, tanto più i suoi componenti saranno spregiudicati, determinati e coraggiosi. Molto probabilmente nessuno degli appartenenti alla gang riuscirebbe a compiere atti così violenti o illeciti se dovesse attuarli da solo. Il senso di appartenenza a un gruppo stimola la solidarietà e l'aiuto reciproco in caso di necessità. La condivisione delle responsabilità e l’anonimato contribuiscono a far diminuire la paura e il senso di colpa che il singolo potrebbe provare nel compimento di un'azione illecita”.

Generalmente che famiglie hanno alle spalle questi ragazzi?

“I membri delle gang attive sul territorio milanese sono prevalentemente minorenni di età compresa tra i 12 e i 17 anni, anche di sesso femminile, italiani e immigrati di seconda o terza generazione (con una maggiore incidenza di nordafricani), alcuni dei quali già gravati da precedenti, che coabitano nelle zone periferiche delle aree metropolitane e nei vasti complessi residenziali di edilizia popolare. Talvolta sono minori stranieri 'non accompagnati' che, vivendo in strada o in stabili abbandonati a causa della frequente indisponibilità di posti letto nelle comunità di accoglienza, sono più proclivi alla commissione di reati".

Più in generale?

"È un fenomeno trasversale che, generalmente, interessa giovani che appartengono ai ceti sociali più bassi o a famiglie disagiate, in cui gli stessi genitori sono gravati da precedenti penali o affetti da dipendenze. Ciononostante, proprio in funzione di taluni fattori aggregativi come la musica, succede che anche i ragazzi ‘perbene’ e apparentemente meno problematici entrino a far parte delle bande, in questo caso non certo per fame di riscatto bensì per conquistare uno status sociale, per sconfiggere la noia di una vita ‘normale’ e per diventare famosi tra i coetanei mediante comportamenti antisociali e violenti”.

È possibile correggere il cammino di questi ragazzi e portarli sulla buona strada?

“Certo. Occorre un’azione corale e congiunta, non soltanto al livello di forze di polizia ma da parte di tutte le componenti della società a cui viene demandato il delicato compito dell’educazione, coniugando percorsi riabilitativi e di inserimento per chi ha già sbagliato con efficaci iniziative preventive e di contrasto al fenomeno. L’obiettivo deve essere da un lato quello di sviluppare nei giovani una maggiore consapevolezza del disvalore sociale delle azioni commesse e delle relative conseguenze, dall’altro quello di rafforzare il network istituzionale al fine di ridurre la dispersione scolastica, coinvolgere maggiormente i giovani in attività sportive ed extrascolastiche (come volontariato, partecipazione a lavori socialmente utili e così via) e aiutare quei genitori assenti o distratti a correggere i comportamenti devianti dei figli con percorsi di socializzazione positiva e di inclusione”.

Come agite per prevenire questi fenomeni?

“L’Arma dei Carabinieri, nell’ambito del progetto di ‘diffusione della cultura della legalità tra i giovani’, con la collaborazione dei responsabili degli istituti scolastici, realizza una campagna annuale di incontri con gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado con lo scopo di educare gli studenti all’esercizio della democrazia, nei limiti e nel rispetto dei diritti inviolabili, dei doveri inderogabili e delle regole comuni condivise, quali membri della società civile, promuovendo al tempo stesso negli alunni la consapevolezza dei valori fondanti e dei principi ispiratori della Costituzione italiana per l’esercizio di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale. In fondo, come sosteneva San Giovanni Bosco, ‘dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società’".

Ci può raccontare qualche esperienza con la quale si è confrontato nel corso del suo lavoro?

“Qualche mese fa mi sono occupato del caso di una bambina di 12 anni che, mentre si trovava al parco, è stata brutalmente aggredita e poi rapinata dello smartphone da una baby gang della zona come atto ritorsivo, perché la vittima era attratta da un compagno di scuola, di cui si era invaghita anche una coetanea della banda. A distanza di qualche ora, ancora dolorante per le percosse subite, la giovanissima si è presentata insieme alla mamma presso la stazione dei carabinieri indicatale dal maresciallo che qualche giorno prima aveva conosciuto a scuola durante un incontro sul bullismo. La piccola vittima ha trovato la forza di confidarsi con i genitori e di denunciare l’aggressione. All’odio e alla violenza ha risposto con il coraggio. I membri della gang sono stati tutti identificati e deferiti alla competente autorità giudiziaria. A ognuno di loro abbiamo consigliato di leggere ‘La fabbrica del male’ di Jan Guillou”.

Commenti