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25 Aprile, Mattarella: "Doverosa unità sull'antifascismo"

Il capo dello Stato a Civitella Val di Chiana (Arezzo) dove furono trucidati 244 innocenti: "Il 25 aprile è per l'Italia una ricorrenza fondante"

25 Aprile, Mattarella: "Doverosa unità sull'antifascismo"

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Mattarella celebra il 25 Aprile a Civitella, vennero trucidate 244 innocenti

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"Il 25 aprile è per l’Italia una ricorrenza fondante", ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia in occasione del 79° anniversario della Liberazione a Civitella Val di Chiana (Arezzo). "La festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che, trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista, hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o totalitarismo".

Il capo dello Stato cita anche Aldo Moro: "Aggiungo utilizzando parole pronunciate da Moro nel 1975, che 'intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico".

Perché è stata scelta Civitella

Mattarella spiega perché, nel giorno della festa della Liberazione, ha scelto proprio Civitella Val di Chiana. "Sono venuto, oggi, qui a Civitella, uno dei luoghi simbolo della barbarie nazifascista, per fare memoria di tutte le vittime dei crimini di guerra, trucidate, in quel 1944, sul territorio nazionale e all’estero. Non c’è parte del suolo italiano, con la sola eccezione della Sardegna, che non abbia patito la violenza nazifascista contro i civili e non abbia pianto sulle spoglie dei propri concittadini brutalmente uccisì. Mattarella ha ricordato che si trattò di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale e all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualunque altro genere, può infatti essere invocata per giustificare l’uccisione di ostaggi e di prigionieri inermi. I nazifascisti ne erano ben consapevoli".

Il Presidente della Repubblica ha ricordato che "all’infamia della strage di Marzabotto, la più grande compiuta in Italia, seguì un corollario altrettanto indegno: la propaganda fascista, sui giornali sottoposti a controlli e censure, negava l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, cercando di definire false le notizie dell’eccidio e irridendo i testimoni. Occorre, oggi e in futuro, far memoria di quelle stragi e di quelle vittime e sono preziose le iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. Senza memoria, non c’è futuro".

Nella strage morirono 244 persone

Il 29 giugno 1944 per la festa dei santi Pietro e Paolo il centro di Civitella era pieno di persone. Dal comando tedesco partirono tre squadroni: uno destinato a Cornia, l'altro a San Pancrazio e un terzo, il più grande,nel centro di Civitella. I tedeschi fecero una vera e propria strage incendiando le case e aprendo il fuoco sugli abitanti, senza guardare in faccia a nessuno e senza pietà nemmeno per i bambini.

Entrarono persino nella chiesa, a messa in corso, e dopo aver indossato dei grembiuli di gomma (per non sporcarsi di sangue), uccisero uno ad uno i fedeli. L'eccidio fu compiuto come rappresaglia per un blitz dei partigiani in un circolo ricreativo, avvenuto il 18 giugno, in cui avevano perso la vita due soldati tedeschi.

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