La maggioranza parlamentare di centrodestra chiede espressamente al governo Meloni di assumersi tre impegni grazie alla presentazione di una risoluzione unitaria - con il voto svolto a seguito delle comunicazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto sulla crisi in Medio Oriente. Innanzitutto la difesa anti-aerea e anti-missilistica per aiutare sia i Paesi del Golfo colpiti dai missili iraniani sia i nostri contingenti militari sul terreno. Poi schierare assetti nazionali (probabilmente una nave) per tutelare gli Stati Europei dagli attacchi di Teheran, ovvero Cipro. Infine - probabilmente l’elemento più importante - concedere il nulla osta all’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano, seppur rispettando i trattati tra Roma e Washington includendo “l’attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”.
Gli impegni del governo Meloni sull’Iran
Il testo, nella sostanza, va a ricalca quella “cornice” grazie alla quale, nel marzo 2022, il Parlamento italiano permise gli aiuti militari all’Ucraina pochissimi giorni dopo l’invasione della Russia di Vladimir Putin del 24 febbraio precedente. La risoluzione, formulata nelle ultime ore dalla Farnesina, Palazzo Baracchini e Palazzo Chigi, era stata anche presentata nella serata di mercoledì durante un incontro al Quirinale tra Crosetto e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale poi ha avuto un faccia a faccia anche con la premier Giorgia Meloni. Tra le premesse della risoluzione si parla di “aggravamento delle tensioni e di un ampliamento dei focolai di crisi in diverse aree di rilevanza strategica per l’Italia e l’Europa”.
Poi i capigruppo di maggioranza, a proposito dell’escalation, fanno riferimento solo al lancio di missili “da parte dell’Iran verso Paesi non coinvolti nell’attacco, che hanno determinato la necessità di rivalutare la sicurezza del personale militare schierato nell’area e dei cittadini italiani presenti”. Inoltre si ricorda che il Parlamento nel 2025 ha già autorizzato la missione dei nostri militari in Iraq, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar volta a “contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro e alla stabilità regionale”. Dunque, in linea con quanto stanno facendo altri Paesi europei, “il contesto rende necessarie tempestivamente ulteriori capacità di protezione dei concittadini e delle forze italiane impiegate nei territori operativi”. Da qui i tre impegni. Per quanto riguarda la conferma del rispetto nell’utilizzo delle basi americane, questo avverrà nel “quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti, che include fra l’altro l’attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”. Questo è stabilito, conclude la risoluzione, in tre trattati del 1951, 1954 e 1995: per gli aspetti logistici gli Stati Uniti non devono chiedere niente all’Italia, mentre per l’utilizzo delle basi per attacchi dovrà essere fatta una richiesta formale.
La risoluzione delle opposizioni
La Camera dei Deputati impegna il governo a "sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti" e a "non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi". Questo è quanto è previsto in due passaggi della bozza di risoluzione firmata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra i.
Nella risoluzione si chiede, tra l'altro, un impegno per la liberazione dei prigionieri politici in Iran e "sostenere e supportare in sede europea la posizione del governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell'Amministrazione degli Stati Uniti d'America".