Sul cielo di marzo che si faceva terso per accogliere la maratona referendaria del centrodestra, ieri è calato invece un velo di commozione. L'evento programmato per infiammare il "Sì" alla riforma della giustizia con FdI, Fi e Noi Moderati schierati compatti si è trasformato, per rispetto e istinto di famiglia politica, in un addio laico al Senatùr Umberto Bossi. Scomparso a 84, il fondatore della Lega Nord ha ricevuto un omaggio che ha saputo trasformare il rimpianto in eredità viva. Non un funerale, ma un ricordo militante: proprio come avrebbe voluto lui che della politica aveva fatto teatro, passione e soprattutto cambiamento. Ignazio La Russa. voce rotta ma ferma, ha preso la parola per consegnare al pubblico un ritratto intimo e politico di chi, da secessionista ruvido, seppe diventare architrave del centrodestra. "Ho perso un amico sincero", ha esordito ricordando una telefonata di meno di due mesi fa. Bossi, con voce già strascicata, gli aveva detto: "Ti aspetto". La Russa non ce l'ha fatta. "È un cruccio che mi porto dietro", ha confessato e nella piazza è calato un silenzio denso, rotto solo dal vento milanese. Poi il racconto è decollato, colto e tagliente come un avvocato con l'anima da storico sa fare.
"Partiva da posizioni che non erano le mie: parlava di secessione. Ma seppe trovare la strada per costruire un centrodestra forte, senza rinunciare alla tutela del Nord". La Russa ha ripercorso la metamorfosi: dalla Lega Lombarda alla Lega Nord, fino alla sola Lega. "Dal 2000 in poi non c'è più stata separazione. E quando ricordiamo la nascita del centrodestra, un ruolo decisivo spetta a Umberto Bossi". Ha citato l'incontro con Berlusconi e Fini, l'aneddoto del caffè mai negato nonostante Fini dicesse "con Bossi non prendo neanche un caffè". E lui, La Russa, lo prendeva eccome, al ristorante in Porta Venezia "da Rosy e Gabriele", tra risate e trattative. "Continuai a prenderlo io, il caffè. E la coalizione nacque anche così".
Ma non è stato solo La Russa a tessere la memoria. Accanto a lui, sul palco, c'era tutto il centrodestra lombardo. Riccardo De Corato, ha ricordato gli incontri in consiglio regionale: "Bossi veniva da solo, mentre noi eravamo quindici. Eppure comandava lui con lo sguardo". Mariastella Gelmini, leader di Noi Moderati, elegante e commossa, ha sottolineato il lascito nazionale: "Da secessionista a protagonista a Roma. Senza di lui, l'autonomia sarebbe rimasta un sogno padano. Lui la portò al centro del Paese". Cristina Rossello, coordinatrice cittadina di Forza Italia sostiene che Bossi avrebbe sicuramente voluto tutto il Centrodestra unito per il Sì al referendum. "Era uno dei temi sulla giustizia per il quale si era più battuto... La sua morte è emblematica in questo momento. Siamo qui anche per testimoniare tutta la sua battaglia sulla giustizia". Rosa Pozzani e Giuseppe Lardieri di Forza Italia, hanno raccontato aneddoti di pranzi informali: "Ci ha reso tutti lumbard. E rideva, perché sapeva che senza Roma non si va da nessuna parte. La Dc dell'epoca aveva sottostimato il fenomeno della Lega".
Stefano De Martino, ex vicepresidente del Consiglio comunale per il Pdl, ha evocato la generosità di Bossi verso i giovani: "Lo conosco da fine anni '80, girava con la Citroen Squalo. Mi diceva sempre: Studia il Nord, ma guarda anche oltre l'Adda". La consigliera regionale di Fratelli d'Italia Maira Cacucci ha insistito sull'autonomia: "Lui non ha mai rinunciato alla difesa della Lombardia. Ma capì che per difenderla bisognava governare l'Italia".
Presenti anche la coordinatrice cittadina di FdI Debora Dell'Acqua, Maurizio Lupi e Alessandro Colucci per Noi Moderati e
tanti altri: ognuno con un ricordo, un caffè condiviso, una battuta tagliente. Il centrodestra ieri non ha solo pianto Bossi: lo ha celebrato come padre fondatore della coesione che ancora oggi tiene in piedi la coalizione.