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L’addio e la promessa: "Chiara, faremo tutto per darti giustizia"

Folla in Santa Maria delle Grazie. Il padre oggi incontra la premier: "L’italia sia parte civile"

L’addio e la promessa: "Chiara, faremo tutto per darti giustizia"
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Una folla silente di circa 1.500 persone che piange tutte le sue lacrime davanti alla basilica di Santa Maria delle Grazie a quasi due ore prima dell'orario previsto per l'inizio della cerimonia, lascia intuire subito che non si tratterà di un funerale come un altro. La fine prematura e indiscutibilmente ingiusta di Chiara Costanzo, «Costi» per gli amici, la notte di Capodanno nell'inferno del pub «La Constellation» di Crans Montana, ha lasciato una Milano sgomenta e dolente in uno strazio senza fine e trasversale: quello di chi rifiuta di perdere, e in questo modo, la sua «meglio gioventù». Le esequie della ragazza iniziano contemporaneamente a quelle di Achille Barosi in Sant'Ambrogio, a meno di un chilometro di distanza, una sorta di disperazione condivisa che vede giovanissimi compagni di scuola, di studio, di una vita, soffrire insieme a genitori, parenti e gente comune che riempiono la chiesa e restano anche fuori fino al termine della cerimonia. Ad attendere il feretro ricoperto di rose candide, ci sono i compagni di classe del Liceo Moreschi, gli allievi del Collegio San Carlo dove la ragazza ha frequentato le Elementari e le Medie, ma anche le atlete della Polisportiva Diaz Accademy dove la 16enne praticava da anni ginnastica acrobatica a livello agonistico. Poi le autorità al gran completo: il sindaco Beppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, il comandante provinciale dei carabinieri Rodolfo Santovito, il questore Bruno Megale, il comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli, la senatrice Liliana Segre, l'assessore regionale Gianluca Comazzi.

Durante la cerimonia, tutta cantata, si sprecano gli aggettivi su questa ragazza per molti versi davvero unica e straordinaria: buona, sensibile, umana, brillante, capace di ascoltare. L'ex rettore del collegio San Carlo, monsignor Alberto Torriani, oggi vescovo di Crotone, dopo la lettura del Vangelo di Marco nel quale Gesù guarisce una donna la cui esistenza era ormai sequestrata dal suo male, parla della «vita che non vuole arrendersi anche quando tutto è perduto» mentre «la speranza, pur non negando il dolore, non gli consegna l'ultima parola»; quindi si rivolge al fratellino di Chiara, Luca, alle sue sorelle, Elena e Camilla, invitando i genitori della ragazza, Giovanna e Andrea, a tramutare il dolore «che non passerà presto» in speranza per far sì «che la morte non sia padrona».

Proprio Andrea Costanzo, che domani incontrerà la premier Giorgia Meloni, al termine dei funerali ha ringraziato «lo Stato italiano per la vicinanza» dicendosi «orgoglioso di essere italiano in questo momento perché le istituzioni sono state molto presenti», rivelando anche un suo auspicio: «Non sono un tecnico - ha dichiarato - ma desidererei che l'Italia si costituisse parte civile». Lo zio di Chiara, Piero, salito sul pulpito dopo la messa, dopo aver definito la nipote «vittima di una strage evitabile se solo si fossero prese misure banali», le ha promesso: «faremo di tutto per mantenere vive il senso di correttezza e giustizia che ti animavano».

Quindi è stata la volta dei ricordi commossi della zia Marina, di quello, letto dal pulpito da un sacerdote, dell'insegnante di italiano e latino di Chiara al liceo, Esmeralda. Poi è toccata a Gaia, allenatrice di ginnastica della ragazza, di Uma e Bea, le amiche del cuore e compagne di classe.

Per ultimo il ricordo davvero straziante della sorella minore di Chiara, Elena, che ha parlato facendosi sorreggere dalla madre e si è detta «arrabbiatissima - rivolgendosi alla sorella morta -, perché ti hanno portata via a soli 16 anni».

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