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"Mercosur ok solo se c'è reciprocità"

Prandini (Coldiretti): "Pretendiamo regole uguali. A Roma l'agenzia delle dogane Ue"

"Mercosur ok solo se c'è reciprocità"
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Il SuperStudio di Milano ieri si è colorato di giallo con l'arrivo di 6.500 agricoltori lombardi riuniti dalla Coldiretti per fare il punto sui 10 miliardi di euro di fondi della Politica agricola comune - di cui 850 milioni in Lombardia - che tornano all'agricoltura italiana per difendere la produzione di cibo e la sovranità alimentare, l'innovazione, la lotta al dissesto idrogeologico soprattutto nelle aree collinari e montane (perché chi può continuare a fare la manutenzione è solo l'agricoltore), il ricambio generazionale e la tutela dei redditi.

Al centro del confronto tra gli agricoltori anche il Mercosur e il recente accordo sui dazi con l'India. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha rilanciato l'appello ai temi della reciprocità: «Noi non siamo contro gli accordi di libero scambio, vogliamo cercare di esportare sempre di più quelle che sono le nostre eccellenze, ma quando importiamo pretendiamo che le regole siano uguali. Purtroppo, nel Mercosur questo non avviene, perché la reciprocità non è stata inserita». Non termina, dunque, l'azione di carattere politico sindacale che Coldiretti intende mettere in campo. «Stiamo continuando a ragionare con le istituzioni italiane ed europee per elevare quello che è il sistema dei controlli. Per il Mercosur si potrà aprire una stagione diversa se otterremo la reciprocità, diversamente continueremo con una battaglia a difesa degli interessi dei nostri agricoltori. Oggi siamo il Paese più sostenibile a livello globale in agricoltura, è un po' un paradosso andare a siglare accordi con quei Paesi che sono oggi quelli che si distinguono per disboscamento, per emissioni in atmosfera, nell'utilizzo di agrofarmaci che in Europa sono vietati da 40 anni, tutto questo si traduce poi in una forma di concorrenza sleale». Quanto agli accordi con l'India, ha proseguito il numero uno di Coldiretti, «quello che ci eravamo impegnati a fare in modo reciproco è stato rispettato, abbiamo escluso delle filiere che avrebbero creato un grosso problema di condizionamento legato anche al prezzo del prodotto europeo. Penso a tutta la filiera del latte. Siamo riusciti ad abbassare, in modo rilevante, la possibilità di esportare vino in termini di tassazione, lo stesso vale per l'olio, per le filiere ortofrutticole, per la carne», ha evidenziato Prandini. Nel frattempo, l'Italia ha «tutte le carte in regola per poter vincere» e diventare sede dell'Agenzia doganale europea, ha assicurato Prandini spiegando che c'è stato un primo incontro a livello europeo dove sono state presentate le 9 candidature. «Il sistema dei controlli italiano - ha ricordato il presidente - viene oggi utilizzato anche in termini formativi rispetto a quello che avviene negli altri Stati membri. Se c'è un elemento di coerenza, questo dovrebbe portare a far sì che proprio la sede proposta a Roma possa vincere rispetto ad altri Paesi che sotto questo punto di vista non sono organizzati».

La tutela del Made in Italy passa, infatti, anche dalle regole e dai controlli rispetto alle importazioni di cibo straniero che nel 2025 sono aumentate dell'8%, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi undici mesi dell'anno.

Per il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, «la madre di tutte le battaglie è l'abolizione della regola dell'ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente di far diventare italiano ciò che italiano non è. È una norma che inganna i cittadini consumatori e penalizza gli agricoltori, perché basta una salatura di un prosciutto o un semplice confezionamento per attribuire un'origine che non corrisponde alla realtà».

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