Un dossier spaventa Conte: ​un nuovo scontro nel governo

Lamorgese cerca il premier per capire la linea politica sull'immigrazione. Conte non risponde e la maggioranza si spacca

Un dossier spaventa Conte: ​un nuovo scontro nel governo

Il limite di essere l'unico tecnico al governo sta uscendo fuori in modo politicamente drammatico per Luciana Lamorgese. Non che i suoi colleghi dell'esecutivo abbiano mai dato prova di grande lungimiranza politica, specie sulla gestione dell'immigrazione, ma per l'attuale titolare del Viminale oggi non avere alcun partito alle spalle si sta rivelando come un vero elemento arduo.

Nei giorni scorsi il ministro dell'Interno ha provato a dare prova di sicurezza in un'intervista su Repubblica, dichiarando che quella dei migranti non è affatto una vera emergenza e che i numeri sono bassi rispetto ai periodi più critici. Ma, nelle pagine del quotidiano, si è contraddetta parlando di “poltrona scomoda” e di autunno caldo alle porte. Quasi come a voler lanciare un isolato appello al resto del governo, che per adesso non la segue. Del resto è solo lei al momento a non avere l'ossessione delle regionali, a differenza dei ministri dem e pentastellati che invece temono la debacle.

Sull'immigrazione è sempre più emergenza, ma Giuseppe Conte si tira fuori

E così, tra i vari retroscena rivelati ancora da Repubblica, è emerso che Luciana Lamorgese da giorni chiama Giuseppe Conte, prova a fargli presente la situazione e l'urgenza di prendere posizione sull'immigrazione. Ma il presidente del Consiglio, per il momento, non risponderebbe nemmeno ai messaggi.

Al Viminale dunque si respira un'aria pesante. Del resto, i numeri sono preoccupanti: al 28 agosto 2020, così come riportato dal ministero dell'Interno, sono arrivati clandestinamente in Italia 17.985 migranti a fronte dei 4.878 giunti nello stesso periodo del 2019. Appare evidente come un aumento del genere sta seriamente rischiando di mandare in tilt l'intero complesso sistema dell'accoglienza. In Sicilia poi la situazione è prossima al collasso: si rischia una polveriera sociale, visto che sull'isola finita la stagione turistica l'economia mostrerà tutto il suo affanno post lockdown e gli abitanti vedono crescere solamente il numero dei migranti ospitati nei centri di accoglienza, da cui si scappa e in cui le condizioni di sicurezza anche sanitarie non sempre sono mantenute. L'unica soluzione adoperata per il momento è quella relativa all'arrivo di tre nuove navi destinate alla quarantena dei migranti, altri soldi da spendere in attesa che l'aiuto principale arrivi da un clima che in autunno rende meno frequenti i viaggi della speranza. Il problema non vale solo per la Sicilia: l'insofferenza monta nel resto del Paese, le paure generate dal coronavirus rendono l'emergenza immigrazione ancora più grave. Specie perché a ribellarsi sono sempre più spesso gli stessi sindaci appartenenti al Pd ed al Movimento Cinque Stelle. Segno di una situazione pronta ad esplodere, con il dossier relativo agli sbarchi ed alla gestione dell'accoglienza in grado di destabilizzare governo e maggioranza.

In tutto questo Luciana Lamorgese teme di essere stata lasciata sola: è su di lei che si riversano tutti gli attacchi dell'opposizione e dei social sulla gestione della questione migratoria, c'è il suo nome sulla graticola dopo un'estate di continue tensioni, ma da Palazzo Chigi e dalle segreterie dei partiti della maggioranza non sono arrivate vere e proprie difese pubbliche.

Da qui la sua urgenza di comprendere le intenzioni di Giuseppe Conte. A partire dal discorso riguardante le modifiche dei decreti sicurezza. Lamorgese è già da febbraio che si è intestata, su indicazione della stessa maggioranza, la maternità dei cambiamenti previsti sulle norme volute dal suo predecessore Matteo Salvini. La parte più a sinistra del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle ha sempre chiesto una discontinuità sui decreti sicurezza, che però per adesso non è arrivata. E sembra non poter arrivare in tempi brevi.

Sembra quasi di assistere a quanto già visto nel 2018 sullo Ius Soli: una norma voluta da sinistra che però, pian piano, è stata poi accantonata per paura del voto. Con un incremento vertiginoso di sbarchi e di arrivi di migranti, oggi ridimensionare la portata dei decreti sicurezza appare impopolare. E a poche settimane dalle regionali, Giuseppe Conte e la maggioranza giallorossa non possono permettersi altri rischi. Per cui, senza mai dire ufficialmente che i decreti sicurezza non rientrano in cima all'agenda delle priorità, si sta scegliendo la via del silenzio: Conte non risponde alla Lamorgese, progressivamente l'esame delle modifiche del testo su cui il ministro dell'Interno ha più volte messo la faccia sta slittando a ottobre dopo essere già slittato nei mesi scorsi.

I grillini hanno paura

Sono soprattutto i grillini a non voler mettere nell'immediato la discussione sui decreti di Salvini. Li hanno votati, appena un anno fa, loro stessi e oggi sanno che perderebbero ancora più terreno se dovessero dare via libera al loro ridimensionamento. Le regionali incombono, è su quello che si sta giocando la vera partita di queste settimane, anche nel bel mezzo dell'emergenza immigrazione. Il Movimento Cinque Stelle teme un ulteriore grave sconfitta elettorale, in grado di aprire voragini al loro interno tali da far traballare il governo Conte II.

Anche perché a destabilizzare ulteriormente la situazione ci stanno pensando le Ong. La Sea Watch 4 sta attuando le sue prime missioni ed ha a bordo i migranti recuperati nei giorni scorsi dalla Louise Michel, l'ex motovedetta francese acquistata da un anonimo filantropo e dipinta dall'artista Bansky attiva da più di una settimana a largo della Libia. Con le Ong che scalpitano, con Malta che ha già annunciato ancora una volta la chiusura dei propri porti alle navi umanitarie, il governo ben presto dovrà affrontare ben presto anche questa delicata grana. Molti più migranti arriveranno anche dalle organizzazioni e dal Movimento Cinque Stelle si teme un altro elemento in grado di avere un effetto domino sulle regionali. Non proprio dunque il momento ideale per ridimensionare i decreti sicurezza e le multe previste nei confronti delle Ong. Scontri e beghe interne dunque, da cui Conte prova a smarcarsi e sulle quali la Lamorgese teme di rimanere isolata. Segnali di un governo che non conosce una vera e propria linea sull'immigrazione, mentre gli sbarchi continuano ad aumentare e l'emergenza a contrassegnare questa delicata fase dell'estate 2020.

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