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"Un incubo, 3 mesi in cella poi archiviato. La mia colpa? Somigliavo al rapinatore"

Il caso surreale del carrozziere di Torino: "Noi rovinati"

"Un incubo, 3  mesi in cella poi archiviato. La mia colpa? Somigliavo al rapinatore"

Luciano Di Marco è ancora pieno di rabbia. Ha vissuto un incubo nella "giustizia ingiusta". E mi ripete tre volte che questa giustizia va riformata e che al referendum bisogna andare a votare e votare Si. Oggi ha 42 anni. Quel 5 giugno del 2019 ne aveva 35. Era un padre giovane di quattro figli, l'ultimo di tre mesi, lattante. Lui lavorava in una carrozzeria, faceva soccorso stradale, aveva mestiere, manteneva la famiglia.

Cosa è successo il 5 giugno del 2019, signor Di Marco?

"Alle cinque e mezzo del mattino mi buttano giù la porta di casa, a Torino, dove vivo. Tutte le scale del mio palazzo sono invase dai poliziotti. Di Cerignola e di Torino".

Le buttano giù la porta?

"Si a calci".

Lei era in casa?

"Si, con moglie e i bambini. Dormivamo tutti a quell'ora. Io mi sveglio alle sei".

Era la polizia?

"Si. Parlano di una rapina a Cerignola, in Puglia. Avvenuta a marzo. Le giuro che pensavo di stare su qualche candid camera. Io gli dico: Andiamo in soggiorno, così mi spiegate". Andiamo in soggiorno e appare un bestione di due metri. Molto arrogante. Mi chiede: Lei l'8 marzo del 2019 cosa faceva a Cerignola?".

E lei cosa risponde?

"Spiego che non so né cosa sia né dove sia Cerignola. Mi dicono: in Puglia. Io rispondo che in Puglia non sono mai stato in vita mia".

Sua moglie?

"È seduta di fronte a me, sul divano. E le dicono: Abbiamo un mandato di cattura anche per lei per una rapina avvenuta l'8 marzo a Cerignola. Mia moglie istintivamente scoppia a ridere. Anche perché l'8 marzo aveva un pancione così e stava facendo l'ultima visita dal medico qui a Torino".

E loro?

"Loro le dicono: Hai poco da ridere, tra poco sarai in galera. Quando si sono accorti che c'era un neonato hanno telefonato al giudice che ha cambiato il provvedimento per mia moglie e l'ha assegnata ai domiciliari".

Poi che succede?

"Perquisiscono. Mi chiedono dov'è il teaser. Rispondo che non so cosa sia. Mi chiedono dov'è la pistola di mia moglie. Mi scappa di nuovo da ridere. Allora mi dicono: Prepara la borsa che andiamo in carcere".

Quanto resta in carcere a Torino?

"Tre mesi. Poi mi portano a Cerignola per una perizia somatica. Hanno un video della rapina e devono controllare se le mie misure e i miei tratti somatici, e quelli di mia moglie, e di un terzo presunto complice, corrispondono ai nostri".

Come arrivate a Foggia?

"Viaggio in aereo. Aereo di linea. In mezzo agli altri passeggeri con manette e catene".

A Foggia che succede?

"Mi portano alla gioielleria, in via Aldo Moro, sempre in catene, con tutto il paese lì a guardare. Lì, dopo tre mesi, vedo mia moglie e chiedo di potermi avvicinare...".

Glielo consentono?

"No. No secco. Fanno questa perizia, mia moglie viene scagionata immediatamente, io no. Perché per i risultati della mia perizia occorrono settimane. Mi sbattono in carcere a Foggia, io chiedo di tornare a Torino, faccio lo sciopero della fame, sto malissimo. Alla fine la spunto e torno a Torino".

Sempre in carcere però?

"Sì, finché non arriva la perizia che esclude che il rapinatore sia io. Poi prendono anche i colpevoli veri, che confessano".

Ma lei e sua moglie non avete alibi?

"Certo. Al momento della rapina eravamo tutti e due a Torino. Per mia moglie testimonia il medico che l'ha visitata. Per me una foto in carrozzeria e 21 testimoni. Non gliene importava niente ai giudici. Volevano condannarmi a 13 anni di carcere".

Invece?

"Nel 2019 vengo scarcerato, nel 2021 archiviato dal gip, anche se tutt'oggi risulto indagato".

E dopo la scarcerazione?

"Per un anno ho fatto la fame. Senza lavorare. Non mi voleva nessuno".

Ha avuto un risarcimento?

"Niente. Per ora niente. Dicono che la mia colpa è quella di assomigliare al rapinatore vero, e che in questo modo avevo confuso la cassiera...".

Almeno le scuse?

"Neanche un foglietto di carta igienica con scritto: signor Di Marco, ci scusi".

Perciò è favorevole a questa riforma della giustizia?

"Favorevolissimo".

Può toccare a chiunque quello che è

successo a lei?

"A chiunque. E non è il destino. È che molti magistrati lavorano male. E molti gip non controllano i pm. E non pagano mai per i loro errori. Dovete andare a votare, datemi retta, e dovete votare Sì".

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