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"L'Anm dice il falso sui pm sottomessi al potere esecutivo: la riforma non lo prevede"

Pubblichiamo un estratto del libro di Antonio Di Pietro, "La giustizia vista da vicino"

"L'Anm dice il falso sui pm sottomessi al potere esecutivo: la riforma non lo prevede"
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Da ex magistrato e da ex parlamentare, posso capire i colpi bassi che la propaganda politica ci riversa ogni giorno per far passare per valide le proprie idee. Ma che anche i magistrati si mettano a raccontare bugie pur di inculcare nei cittadini elettori l'errata convinzione che la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere metterebbe i magistrati sotto il controllo politico è di ben altra gravità, molto più ingannevole proprio perché teoricamente altamente credibile. Spiace constatare che a truccare le carte per propri interessi di bottega siano proprio quelli a cui affidiamo ogni giorno il nostro destino, convinti che non barino mai. Eccone la riprova. Attualmente l'art. 104 della Costituzione recita testualmente: "La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere" (e quindi sia dai giudici che dai Pm). Dopo la riforma lo stesso articolo 104 della Costituzione così reciterà: "La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente" (cioè, appunto dai giudici e dai Pm)! All'evidenza non è stato cambiato in alcun modo l'assetto costituzionale della Magistratura, nella quale, nel suo insieme, giudici e Pm, sono e restano del tutto "autonomi e indipendenti" da ogni altro potere. È quindi palesemente falsa l'affermazione dell'Anm secondo cui la separazione delle carriere minerebbe l'indipendenza della Magistratura e assoggetterebbe il pubblico ministero al potere esecutivo. Se un giorno il governo o meglio, il Parlamento, di qualunque colore politico esso sia volesse decidere di inserire il ruolo del pubblico ministero sotto la direzione del potere esecutivo, dovrebbe necessariamente passare attraverso un nuovo referendum e, ci scommetto la testa, che mai e poi mai il popolo italiano accetterebbe una soluzione del genere (memore della nefasta esperienza fascista). Ogni singolo magistrato sa bene di essere egli stesso, anche considerando solo lui, un soggetto completamente "autonomo e indipendente" da qualsiasi potere in quanto deve rispondere solo alla legge. Egli, cioè, sa bene che nessuno può fermarlo se vuol fare sul serio il proprio dovere, neanche il Padreterno, e questo può farlo ora e potrà farlo anche dopo le riforme costituzionali previste dal referendum, perché nulla cambia al riguardo. Certo, tutto dipende dalla volontà e dall'impegno con cui un magistrato pubblico ministero vuole svolgere il proprio compito, in quanto dipende da lui e solo da lui mantenere o rinunciare alla propria indipendenza e autonomia per favorire o sottomettersi al potente di turno.

È questo un principio costituzionale che vale adesso e varrà anche dopo la riforma costituzionale della separazione delle carriere.

Pubblicato per Piemme
da Mondadori Libri S.p.A.
© 2026 Mondadori Libri S.p.A., Milano

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