L'Onu istituisce una Giornata per Srebrenica. Ira e tensioni in Serbia: "Non è genocidio"

Germania e Ruanda, che hanno promosso l'iniziativa: "Onoriamo le 8mila vittime". Mosca: "Minaccia per la pace"

L'Onu istituisce una Giornata per Srebrenica. Ira e tensioni in Serbia: "Non è genocidio"
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Si apre un nuovo fronte di tensioni al Palazzo di Vetro dell'Onu. Ieri l'Assemblea Generale ha approvato una risoluzione con cui istituisce l'11 luglio come Giornata internazionale della memoria del genocidio di Srebrenica, un'iniziativa sostenuta dalle principali potenze occidentali (tra cui Usa, Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna) e duramente osteggiata dai serbi. Il massacro nel luglio 1995 di 8.000 uomini e ragazzi musulmani da parte delle forze serbo-bosniache viene considerato la peggiore atrocità commessa in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale ed è diventato un simbolo della terribile pulizia etnica di cui fu teatro la Bosnia negli anni Novanta. Quasi 50 persone sono state condannate dai tribunali internazionali, da quelli bosniaci e serbi per crimini legati al massacro di Srebrenica, tra cui Radovan Karadzic e Ratko Mladic con l'ergastolo per genocidio e altri reati.

Il testo, approvato con 84 voti a favore, 19 contrari e 68 astensioni, è stato preparato da Germania e Ruanda: «La nostra iniziativa mira a onorare la memoria delle vittime e a sostenere i sopravvissuti che continuano a vivere con le cicatrici di quel momento», ha spiegato l'ambasciatrice tedesca Antje Leendertse. Per tentare di disinnescare le tensioni i coautori hanno aggiunto, su richiesta del Montenegro, una frase in cui si specifica che la colpa di alcuni individui non può essere attribuita «a un gruppo etnico, religioso o di altro tipo nel suo insieme», modifica che tuttavia non è bastata per convincere Belgrado e i suoi alleati.

La Serbia - che nega il genocidio - ritiene che la mossa avrà ripercussioni deleterie sulla stabilità nella regione, e accusa l'Occidente di riaccendere le tensioni nei Balcani. Il presidente Aleksandar Vucic, arrivato a New York per tentare di convincere i membri dell'Onu a non appoggiare il documento, ha affermato che si tratta di «una risoluzione altamente politicizzata» e non contribuirà alla riconciliazione in Bosnia e nella regione, ma piuttosto «riaprirà vecchie ferite». «Le divisioni diventeranno sempre più profonde, la risoluzione causerà instabilità nella regione», ha detto.

Anche la Russia ha criticato una risoluzione «provocatoria» che «minaccia la pace e la sicurezza» in Bosnia e in tutta la regione: «Riteniamo del tutto illogico e immorale che i membri della Nato cancellino dalla storia le prove dei loro bombardamenti nella ex Jugoslavia nel 1995 e nel 1999, imputando tutta la responsabilità ai serbi», ha denunciato l'ambasciatore all'Onu Vassily Nebenzia, accusando gli occidentali di «serbofobia».

Quanto al leader nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik, ha definito il genocidio di Srebrenica una «farsa» e ha annunciato l'intenzione di proporre alla Federazione croato-musulmana, una delle due entità che compongono la Bosnia-Erzegovina, un accordo sulla «dissociazione pacifica» della Republika Srpska, l'altra entità del paese a maggioranza serba della quale è presidente.

Nella regione la tensione rimane alta per i problemi derivanti dalla guerra che uccise 100.

000 persone in tutta l'ex Jugoslavia all'inizio degli anni Novanta e si concluse con l'accordo di pace di Dayton nel 1995 con l'istituzione di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia, che divennero stati membri separati delle Nazioni Unite.

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