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L'ossessione "gauche" di attori e registi. "Cinema in mano a Bolloré, rischio fascismo"

Dalla Binoche alla Farsi, la lettera aperta di oltre 600 personalità

L'ossessione "gauche" di attori e registi. "Cinema in mano a Bolloré, rischio fascismo"
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"Di fronte a Bolloré il cinema contrattacca". È il titolo con cui il quotidiano progressista francese Libération racconta della protesta di oltre 600 personaggi del mondo del cinema francese, che hanno firmato una lettera aperta per denunciare quella che secondo loro è la crescente influenza dell'estrema destra nel mondo del grande schermo transalpino, che ridurrebbe i margini di libertà creativa. Tra i firmatari ci sono l'attrice e regista Juliette Binoche (nella foto), il regista e fotografo Raymond Depardon e la film-maker Sepideh Farsi.

La posizione dominante del potentissimo Vincent Bolloré, produttore e distributore di film, secondo i 600 minaccerebbe l'indipendenza dell'industria cinematografica. "Lasciando il cinema francese nelle mani di un produttore di estrema destra rischiamo non solo la standardizzazione dei film, ma anche un controllo fascista dell'immaginario collettivo". L'allarme arriva in coincidenza con l'inaugurazione del festival di Cannes, il più importante momento dell'anno per l'industria del cinema francese.

Bolloré, un industriale conservatore, possiede un potente impero mediatico che comprende il canale televisivo CNews, che secondo gli accusatori darebbe troppo spazio a opinionisti di destra, a stazione radio Europe 1 e il quotidiano domenicale Le Journal du Dimanche, ed è vicino a figure dell'estrema destra. Il mese scorso la procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per commenti razzisti trasmessi da CNews contro il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko.

Bolloré controlla il conglomerato di intrattenimento Canal+ e la sua divisione di produzione interna StudioCanal, che è il principale gruppo europeo di produzione e distribuzione cinematografica e televisiva. Tra i film recenti di StudioCanal figurano il biopic su Amy Winehouse, Back to Black, e Paddington in Perù. In un'audizione al Senato nel 2022, Bolloré negò qualsiasi intervento politico o ideologico, affermando che il suo interesse nell'acquisizione di media era puramente finanziario e che il suo impero culturale mirava a promuovere il soft power francese.

Il gruppo di Bolloré non ha commentato la lettera, ma un mese fa, dopo la rivolta degli scrittori contro la sua casa editrice, Bolloré scrisse su Le Journal du Dimanche che coloro che si erano dimessi erano "una piccola casta che si crede superiore a tutti gli altri".

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