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"Non ho mai sentito così tante fesserie: bugia il controllo sulla magistratura"

Il capo della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni: "Italia più moderna se vince il Sì"

"Non ho mai sentito così tante fesserie: bugia il controllo sulla magistratura"

Una telefonata via l'altra, soprattutto con due persone: le figlie adolescenti. Dopo un tour de force da Milano a Pescara, Arianna Meloni è nel suo ufficio di responsabile politico di Fdi nella sede di via della Scrofa. Indossa jeans e un maglioncino viola.

Arianna, lei ha partecipato a decine di eventi per il Sì in tutta Italia e quindi avrà il polso della situazione. Si sbilanci: come andrà a finire il referendum sulla giustizia? Se vince il Sì, se vince il No. Provi a sintetizzarci i due scenari alternativi.

"Se vince il Sì l'Italia fa un passo avanti verso la modernità. Su 27 stati europei, solo l'Italia e la Grecia sono rimaste indietro rispetto alla separazione delle carriere e la separazione delle carriere rafforza lo stato di diritto garantendo un giusto processo perché rafforza la terzietà del giudice che, come è scritto nella Costituzione, deve essere terzo e imparziale nel contraddittorio delle parti. Il passo successivo alla conferma della riforma sarà aprire un tavolo con la magistratura per darne effettiva attuazione. E potremo finalmente liberare anche il dibattito politico da un'errata polarizzazione su questo tema. Se vince il No, chi avrà inutilmente tentato la spallata al governo si ritroverà con una giustizia ancora imbrigliata dalle sue fragilità e la Meloni presidente del Consiglio. Non so se hanno fatto bene i loro calcoli".

Parliamo della riforma. Se sarà confermata, quale sarà secondo lei il beneficio più visibile per i cittadini?

"Vede, la riforma della giustizia non è una bacchetta magica, non sanerà immediatamente tutte le storture del sistema. Ma va nella giusta direzione. Quella di un sistema più efficiente, meritocratico e più responsabile. Ogni anno ci sono 1000 casi di ingiuste detenzioni. Sono errori che impattano pesantemente sulla vita delle persone, ma che costano decine di milioni di euro sulle casse dello Stato. L'Italia ha quasi il record europeo per la lunghezza dei procedimenti, anche in questo caso ci batte solo la Grecia. E quando un processo arriva a conclusione possono volerci mesi o anche anni perché venga depositata la sentenza. Ci sono persone, famiglie, aziende che restano in un limbo per mesi o anni. È stato stimato che la lentezza della giustizia costa il 2% del Pil. Con l'introduzione dell'Alta Corte disciplinare affermiamo che chi sbaglia paga, ognuno deve rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. E non c'è un intento punitivo, è un principio cardine della democrazia che dovrebbe valere per tutti, anche per chi indossa una toga".

La campagna elettorale si chiude con la scomparsa di Bossi che ha suscitato grande emozione. Il leader leghista era un convinto sostenitore della separazione delle carriere per i magistrati. Crede che il suo funerale di domani a urne aperte potrà dare un'ulteriore scossa agli elettori di centrodestra?

"Umberto Bossi ha fatto la storia della politica e segnato la storia di questa Nazione. Ma credo che in queste ultime settimane gli elettori di centrodestra siano stati già notevolmente coinvolti. Con i partiti di maggioranza, il Comitato per il Sì e le numerose realtà che si sono aggregate intorno a questo obiettivo comune abbiamo organizzato moltissime iniziative in tutta Italia. Devo dire che c'è stata più partecipazione di quella che ci aspettavamo all'inizio. E credo che la mobilitazione sia un segnale di vitalità. Certo, abbiamo visto una campagna molto concitata, a tratti poco corretta, con una montagna di fake news messe in giro per mancanza di argomentazioni solide da parte del fronte del No. Anzi, posso dire di non aver mai visto una campagna così inondata di fesserie. Come il presunto controllo sulla magistratura, una enorme bugia che non trova riscontro in nessun articolo della riforma. E chi è onesto intellettualmente, anche da sinistra, lo ammette".

Certi toni della campagna referendaria sono stati molto violenti, soprattutto a sinistra. Quando si tornerà ad avere un confronto degno di un Paese civile?

"Credo che torneremo ad avere un confronto serio quando il cosiddetto campo largo farà pace con se stesso. Finché non riuscirà a produrre un programma comune, continuerà ad avvitarsi attorno a polemiche puramente strumentali. L'unico grande programma che ha la sinistra è quello di mandare a casa la Meloni. Noi abbiamo un altro programma: rendere questa Nazione più solida e forte. E credo che oggi gli italiani siano tornati ad essere orgogliosi di essere figli di questa Nazione".

Una curiosità politica. Due sorelle, una presidente del Consiglio e l'altra leader di Fdi, partito di maggioranza relativa. Vi coordinate nelle uscite pubbliche e negli interventi oppure le due agende viaggiano separate?

"Intanto non sono leader del partito sono un dirigente con un ruolo di responsabilità, ma non sono il capo del partito. Comunque io e mia sorella abbiamo delle vite talmente complicate che sincronizzare le agende sarebbe alquanto difficile. Abbiamo la fortuna di andare molto d'accordo e di essere naturalmente allineate. Talvolta esprimiamo opinioni molto simili senza esserci consultate prima. Non è solo il Dna, è anche la nostra storia che ci accomuna. Poi è chiaro che abbiamo ruoli completamente diversi e attitudini diverse".

Sempre la solita domanda, Arianna, ma il 2027 si avvicina. Oltre a dirci che sarà a disposizione del partito, ci confida che cosa sogna come ruolo politico futuro?

"Non ho mai dato peso al ruolo, che è solo una delle modalità con cui si può fare politica.

Conservo lo spirito della militante. Quello che più mi interessa è continuare a dare il mio contributo alla pagina di storia che tutta Fratelli d'Italia sta scrivendo insieme a Giorgia. Quindi, in ultima battuta, resto a disposizione del partito".

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