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Il problema che resta

Il caso di Carmelo Cinturrino ci aiuta a capire la realtà, non a coprirla

Il problema che resta
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Un poliziotto corrotto in una zona degradata non toglie che sia degradata, e soprattutto non toglie che avevamo due problemi e che ne abbiamo risolto uno solo. Rogoredo resta Rogoredo, e sino a prova contraria è stata Rogoredo a corrompere il poliziotto, non certo il contrario, i piani sono diversi anche se si alimentano: il degrado crea occasioni (ricatti, soldi facili) mentre una corruzione tollerata rende quel degrado più stabile e arrogante. Un lupo solitario, come è stato descritto il poliziotto, ci dice anzitutto che il resto del branco è sano, pur costretto ad arrangiarsi in una palude che da anni è sinonimo di spaccio, predazione, micro-violenza e impressione che lo Stato ci sia a intermittenza. Ora è stato acceso un faro. Il caso di Carmelo Cinturrino ci aiuta a capire la realtà, non a coprirla: il poliziotto aveva messo in piedi un giro di racket servendosi di aggressioni, minacce e arresti mancati; dunque, oltreché a una mela marcia, siamo di fronte alla spiegazione di come è marcita, di come ne ha trovato l'opportunità in un territorio in cui persino la divisa può diventare un dazio. La notizia buona è che un pezzo dello Stato ha funzionato, e lo ha fatto senza scudi immunitari perché le forze di polizia, pur dopo un normale smarrimento, sono state in grado di fare giustizia al proprio interno: sempre che gli spazi in cui li costringiamo non siano lasciati nell'ombra. Gli anticorpi ci sono. Gli sconti invece no: per nessuno.

Ma, dicevamo, avevamo due problemi e ne abbiamo risolto uno solo: il problema Cinturrino l'abbiamo affrontato con le indagini e, in futuro, con processi e possibili condanne; il problema Rogoredo invece si affronta con presenza stabile, vero controllo del territorio e capacità di deterrenza, nel senso di rendere infrequentabile Rogoredo per gli spacciatori, per i loro clienti e persino per la tentazione di far parte del degrado. Altrimenti la storia si ripeterà anche se cambiassero il nome, l'uniforme e la mano che incassa. Rogoredo resta Rogoredo, e da questo ripartiamo.

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