Andrea Romano, professore di storia a Tor Vergata, ex parlamentare del Pd, come vede la battaglia referendaria?
"Io voterò Sì perché sono affezionato alla sinistra di Vassalli, che era un socialista, e anche a quella del Pci e del Pds. La sinistra ha sempre sostenuto che la separazione delle carriere fosse indispensabile con un codice accusatorio. Mi hanno convinto le parole di Augusto Barbera, ex presidente della Consulta e parlamentare del Pci-Pds. È una risposta antifascista".
Lei è un esponente Pd?
"Continuo a votare Pd, per una ragione semplice: ne ha viste tante, ma la sua forza sono gli elettori. Io non auspico una scissione, spero che il Pd abbia la forza di resistere ai suoi sbandamenti. Che resti un grande partito popolare che cambia le cose".
È la "sinistra che vota Sì".
"Sì. Ceccanti e tanti altri. Stefano Esposito dice che se ci fosse stata la separazione, la sua vita non sarebbe stata rovinata. È mio amico, ha vissuto una vicenda tragica, sulla sua vita è passato un bulldozer e se ci fossi passato la vedrei come lui. Io voto Sì, anche se con rassegnazione, perché la questione di merito è stata scavalcata da una contrapposizione politica".
Creata da chi vuole dare un colpo al governo...
"È legittimo che le opposizioni in Parlamento lavorino contro il governo. È tattica, ma ci sta. Comunque, è diventata una discussione pro o contro il governo. Poi se vince il No, non vuol dire che la maggioranza degli italiani sia contro il governo. Ma è scattato qualcosa che era scattato anche nel 2016, con Renzi, c'ero anch'io. Un governo che sente di non rischiare perché non ha opposizione, esagera, e l'elettorato fa scattare una misura di cautela ponendo un limite".
Renzi aveva messo in palio la sua fine, questo no.
"Ma ha buttato tutta la contesa in una lotta alla magistratura in quanto tale, si è fatto prendere la mano da una battaglia per fare i conti con la magistratura. Nordio mi sembra il gemello di Gratteri. Non è vero nulla di ciò che dice Gratteri. Ma se la discussione pubblica è Gratteri contro Nordio, vince Gratteri. Purtroppo, aggiungo io. E il centrodestra deve andare d'accordo con un'ideologia securitaria. Quindi siamo passati dal garantismo di Berlusconi a i magistrati stanno liberando i criminali".
Però nella sinistra, pensi a Pannella e non solo, c'è anche una forte denuncia di una certa magistratura che ha assunto carattere eversivo, debordando.
"Accipicchia se ha debordato. E certo che ci sono stati magistrati che hanno assunto posizioni inaccettabili, ma per fortuna non la magistratura non è tutta Gratteri. Gratteri ha sempre detto che era contro il processo accusatorio. E io non ho detto che non ci sia il problema. Io da ex dalemiano ho sempre pensato che una politica che delega alla magistratura rinuncia alla sua funzione. Ma sbaglia il centrodestra se si sposta sul terreno dei populisti. E sbaglia culturalmente il Pd se si appiattisce sui 5 Stelle".
La costituzione intoccabile, l'indipendenza a rischio Questi argomenti.
"La riforma non è un attentato alla Costituzione. La Costituzione l'abbiamo cambiata più di venti volte e i costituenti avevano previsto la modalità per farlo. Purtroppo il referendum è sempre preda di pulsioni populiste".
Sembrava che il populismo fosse in ritirata.
"Il populismo si sta mostrando ancora vitale. Certo, stare all'opposizione non aiuta e non aiuta l'alleanza coi 5 stelle, ma io mi aspetterei dal Pd una posizione diversa. Anche in politica estera, oltre che sulla giustizia. Non basta dire no alla guerra. Devi dire cosa faresti. Dai 5 stelle non me l'aspetto, dal Pd sì. Sulla difesa europea devi spiegare cosa faresti. Gentiloni l'ha fatto, anche Guerini. L'Italia e l'Europa sono tenute per i capelli dalla minaccia putiniana. Purtroppo in politica estera la voce razionale si sente poco e il Pd in questa fase storica è questo".
Forse non è solo appiattimento sui grillini. Forse il Pd di Elly Schlein è una sinistra populista.
"Sono d'accordo su Schlein e forse la stiamo sopravvalutando. Comunque, se vuole governare il Pd deve spiegare agli italiani quali sono le vere priorità.
La politica estera deve essere necessariamente bipartisan. Come sull'antisemitismo, una minaccia per tutti. Il timore non può essere non far innervosire i pro Pal, che peraltro non ti votano lo stesso. Agli italiani devi spiegare quali sono i problemi, e le priorità".