Colesterolo alto: occhio alla dieta, senza dire addio al latte

La presenza di alti livelli di colesterolo è fortemente legata alla dieta. Tra i colpevoli, però, non vi sarebbe il latte: a smentire la connessione, una ricerca condotta dagli scienziati dell'Università di Reading

Colesterolo, l'importanza della dieta e un mito da sfatare

Il colesterolo è una molecola lipidica, ovvero un grasso che viene prodotto in gran parte dallo stesso organismo. Solo in proporzioni minori, invece, è introdotto con la dieta.

Numerosi sono i suoi compiti. Oltre a favorire la costruzione delle pareti cellulari e ad essere il precursore di ormoni come gli estrogeni e il testosterone, partecipa alla produzione della vitamina D ed è coinvolto nel processo di digestione grazie alla formazione della bile. Il colesterolo viene trasportato nel sangue per mezzo di proteine specifiche che permettono di distinguerne due tipologie:

  • HDL (Hight Density Lipoprotein - lipoproteine ad alta intensità): è il cosiddetto "colesterolo buono" o "spazzino", chiamato così perché, se è in eccesso, le lipoproteine lo rimuovono dai tessuti e lo trasportano al fegato;
  • LDL (Low Density Lipoprotein - lipoproteine a bassa intensità) noto come "colesterolo cattivo", si deposita nelle pareti delle arterie e ostacola così il normale flusso del sangue.

Colesterolo, cosa si rischia quando è alto

Quando si instaura e si mantiene un equilibrio tra le lipoproteine HDL e LDL l'organismo è in salute. Nel momento in cui tale situazione viene meno, il benessere non è più garantito. Si parla di ipercolesterolemia se i valori delle LDL sono superiori a 100 mg/dl. Secondo recenti stime in Italia il 21% degli uomini e il 25% delle donne hanno un valore di colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl. Il colesterolo in eccesso, accumulandosi nelle pareti delle arterie, rende difficoltoso il flusso sanguigno e facilita la formazione di placche aterosclerotiche. Di conseguenza aumenta notevolmente il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, ovvero un ampio spettro di patologie che interessano il cuore e i vasi sanguigni.

Tra queste le più pericolose sono l'infarto (la morte di parte del muscolo cardiaco che impedisce all'organo di funzionare in maniera corretta), l'angina pectoris (una sindrome caratterizzata da dolore nella regione retrosternale) e l'ictus (il danneggiamento di una o più aree cerebrali). La rottura delle stesse placche può bloccare del tutto lo scorrimento del sangue e dar luogo ad una trombosi. Infine l'ipercolesterolemia è correlata all'obesità e al diabete.

Colesterolo, l'importanza di una sana alimentazione

La lotta al colesterolo inizia dalla tavola. Dati alla mano, è stato dimostrato che un'alimentazione sana può fare abbassare i valori anche del 10% con una conseguente riduzione del 20% di sviluppare una malattia cardiovascolare. La dieta a cui bisogna fare riferimento è quella mediterranea, nata negli anni '50 del secolo scorso da un'intuizione di Ancel Keys.

Il nutrizionista americano notò, infatti, che le popolazioni del bacino del Mediterraneo erano meno inclini a soffrire di alcune patologie rispetto agli statunitensi. Cosa bisogna mangiare per scongiurare il pericolo ipercolesterolemia?

  • Verdura, cereali e legumi: questi alimenti sono considerati amici del cuore. In particolare i legumi, grazie agli steroli vegetali e alle fibre, riducono il colesterolo e andrebbero consumati 2-4 volte a settimana. Le vitamine e gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura, invece, riducono il rischio cardiovascolare in generale;
  • Pesce azzurro;
  • Olio extravergine di oliva e di semi (soia, arachidi, girasole, mais);
  • Carne bianca.

Di contro andrebbe limitato o evitato il consumo di:

  • grassi saturi (insaccati, burro, formaggi, carne rossa, lardo, strutto, panna);
  • olio di palma e di colza;
  • dolci;
  • alcol.

Colesterolo e latte, un mito da sfatare

Da sempre si afferma che il latte è un alimento proibito o quasi per i soggetti con tendenza all'ipercolesterolemia. A smentire ciò giunge ora uno studio pubblicato "International Journal of Obesity", condotto dai ricercatori dell'Università di Reading, in collaborazione con alcuni colleghi australiani e neozelandesi e basato sull'analisi di una banca dati di 1,9 milioni di individui. Gli scienziati hanno scoperto che chi beve latte in maniera regolare tende ad avere livelli di colesterolo totale e LDL più bassa. Questi consumatori, inoltre, hanno un indice di massa corporea e una percentuale di grasso di poco superiore rispetto a coloro che non assumono la bevanda. Ma non è tutto. Dall'indagine è emerso che bere una o due tazze di latte al giorno riduce del 14% il rischio di infarto e forse anche di ipertensione e di diabete di tipo 2.

I partecipanti sono stati individuati sulla base della variante T dell'interruttore genico. La lattasi, ovvero l'enzima responsabile della digestione del lattosio, è codificata dal gene LCT. Accanto ad esso si trova un pezzetto di Dna che attiva o spegne la produzione di lattasi a partire dal gene LCT. I portatori della variante T sono coloro che conserveranno una buona dotazione di lattasi anche da adulti e che, quindi, non avranno manifestazioni tipiche di un'intolleranza (gonfiore, diarrea, dolori addominali). La ricerca, che non allude a nessun beneficio inerente al consumo di formaggi ricchi di grassi saturi, non è tuttavia ancora in grado di stabilire se a ridurre i livelli di colesterolo sia il contenuto in grasso dei prodotti latteo-caseari o un fattore sconosciuto del latte stesso.

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