Scegliere "solo" dieci follie woke in un anno è difficile, quasi impossibile. Troppe corbellerie sacrificate, quasi uno spreco. Perchè la cultura del risveglio è viva e lotta con tenacia, pronta a mettere in difficoltà il buonsenso. E questo elenco ripercorre dodici mesi di castronerie, di integralismi gender e di inclusività esasperata. Un unico commento possibile: si salvi chi può.
I Lego omofobi
Il 2025 si è aperto con una chicca: i Lego omofobi. Nessuna boutade, ma la sentenza del Science Museum Londra. La tesi è la seguente: i celebri blocchi di plastica possono rafforzare l’idea che l’eterosessualità “è la norma”. Ma non solo. I Lego contribuirebbero alla visione per cui esistono “solo” due generi. Del resto la biologia è un’opinione.
L'ecologia queer
La Gran Bretagna si conferma laboratorio del wokismo più estremo. Questa volta tocca al Chelsea Physic Garden, storico giardino botanico di Londra, che ha deciso di celebrare il mese della storia Lgbt con un programma dai contorni surreali. L’iniziativa, chiamata “A Dash of Lavender”, rivendicava legami ideologici tra botanica e comunità arcobaleno, arrivando a proporre eventi riservati esclusivamente al pubblico Lgbt. Tra i workshop spiccano titoli come “Psychedelic Queer Nature” e “Queer Ecology After Dark”, dove i visitatori sono invitati a esplorare il giardino attraverso la lente dell’ecologia queer. Un concetto vago e ideologico, che poco ha a che fare con la scienza e molto con l’attivismo.
Il gioco da tavolo per sconfiggere il patriarcato
La crociata contro il patriarcato passa anche dal tavolo da gioco. Si chiama “Pink*” ed è il nuovo gioco da tavolo transfemminista ideato da tre professioniste senesi, presentato come strumento educativo contro le discriminazioni di genere. Altro che passatempo: l’obiettivo dichiarato è “sconfiggere” una presunta emergenza sociale a colpi di carte e pedine.
Le preghiere poco inclusive
Torniamo in Gran Bretagna, dove nemmeno la Chiesa d’Inghilterra ne esce indenne. Nella diocesi di Norwich è arrivato un “toolkit antirazzista” destinato alle parrocchie per adeguarsi ai dettami Dei. Tra le indicazioni più grottesche, una riguarda direttamente le preghiere: vietate quelle giudicate eurocentriche. Il motivo? Pregare per problemi che riguardano l’Europa e gli europei non sarebbe abbastanza inclusivo. Le linee guida invitano il clero ad allineare le intercessioni alle “preoccupazioni della congregazione”, purché non siano troppo legate all’Europa.
Gli uomini con il ciclo mestruale
Torniamo in UK. Una delle sparate più folli del 2025 è legata al tema del ciclo mestruale, che secondo il colosso Bunzl “non è intrinsecamente femminile”. La motivazione? “Non tutte le persone che hanno le mestruazioni sono donne”. Tradotto: anche gli uomini potrebbero avere il ciclo. La tesi rientra in una campagna contro lo “stigma”, ma il risultato è la cancellazione della realtà biologica. In nome dell’inclusione e del marketing arcobaleno, una multinazionale arriva a negare l’evidenza, adeguandosi al verbo woke pur di non scontentare nessuno.
La Guida Michelin razzista
Nemmeno la Guida Michelin sfugge al tribunale del woke. La storica bibbia della gastronomia, nata nel 1900 e oggi presente in oltre trenta Paesi, è finita nel mirino di alcuni accademici che la accusano di essere “razzista, eurocentrica ed elitista”. Secondo la nuova lettura ideologica, la colpa della Michelin sarebbe quella di non coprire abbastanza il resto del mondo. In particolare, l’assenza di una guida dedicata all’India o all’Africa viene interpretata come una prova di discriminazione culturale. L’accusa arriva da ambienti universitari americani, dove si ipotizza persino che dietro il boeuf bourguignon si nasconda un pregiudizio razziale.
La rissa woke
Anche il woke, a quanto pare, può portare allo scontro fisico. È successo a Pordenone, dove lo scorso giorno si è sfiorata la rissa tra due gruppi di giovani per un motivo surreale: il nome del Negroni. La miccia si è accesa al bar Primavera con una normale ordinazione del celebre cocktail italiano. Alcuni ragazzi stranieri hanno giudicato la denominazione “offensiva e razzista” e da lì sono partiti insulti e tensioni. In pochi minuti la situazione è degenerata. Solo l’intervento della barista è riuscita a evitare il peggio. Morale: non si discute più per politica o calcio, ma per un drink. E anche l’aperitivo finisce vittima dell’ideologia.
Il tirapugni machista
Sentite questa. In Svizzera, alla Fiera d’Autunno di Basilea, è stato vietato il tirapugni, storica attrazione popolare che misura la forza di un colpo. Il motivo ufficiale? Potrebbe “favorire comportamenti aggressivi”. Nessun episodio concreto, nessuna emergenza: solo un divieto preventivo, deciso “sulla base di osservazioni generali”. A rincarare la dose ci ha pensato anche il presidente del Box Club Basel, che ha bollato il punching ball come simbolo di “maschilismo tossico”.
La guerra al presepe
Come Il Giornale vi ha raccontato a più riprese, il presepe è finito nel mirino dei soliti noti. Purtroppo di esasperazioni woke ne abbiamo registrate parecchie. Tra le più incredibili non possiamo non citare il presepe anti-Trump della Lake Street Church di Chicago (ispirato ai raid dell’ICE) e il presepe della Grand-Place di Bruxelles, con Gesù Bambino, Giuseppe e Maria senza volto per “essere inclusivi”. Robe da matti.
Il Babbo Natale troppo bianco
Il woke non risparmia nemmeno Babbo Natale. A finire sotto accusa è Santa Claus, giudicato troppo bianco, troppo occidentale e persino troppo severo. L’idea è arrivata dal Brighton and Hove Museums, che in un blog mette in discussione uno dei simboli più amati del Natale.
Secondo questa lettura ideologica, Babbo Natale dovrebbe rinunciare alla lista dei buoni e dei cattivi, lavorare “in modo più egualitario” con gli elfi e farsi affiancare da una Mamma Natale per contrastare il patriarcato. Non solo: la distinzione tra bene e male sarebbe un “binarismo occidentale” e addirittura un retaggio coloniale.