Nel suo secondo incarico alla Casa Bianca il presidente Usa ha stravolto il mondo, mettendo in discussione anche la Nato. Dopo 365 giorni però il 60% degli americani lo boccia, dall'economia all'immigrazione.
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Nel suo secondo incarico alla Casa Bianca il presidente Usa ha stravolto il mondo, mettendo in discussione anche la Nato. Dopo 365 giorni però il 60% degli americani lo boccia, dall'economia all'immigrazione.
Il blogger iraniano Vahid ha pubblicato su Twitter un video girato l'8 gennaio scorso che alcuni attivisti sono riusciti a far uscire dall'Iran. Nelle immagini si vedono i manifestanti sfilare nei pressi del distretto di Sadeghiyeh e a un certo punto i colpi di arma da fuoco delle forze di sicurezza che sparano sulla folla.
Donald Trump è rientrato alla Casa Bianca martedì sera per "valutare l'intera situazione in Iran". Il presidente Usa ha parlato con i giornalisti al suo arrivo alla Joint Base Andrews in Maryland, dopo la visita a Detroit. "L'Iran mi preoccupa, soprattutto per il tipo di morti che si stanno verificando lì. Pensiamo di ottenere presto dei numeri precisi. Li avrò tra circa 20 minuti. Avremo dati precisi su ciò che sta accadendo in termini di uccisioni. Sembra che le uccisioni siano numerose, ma non lo sappiamo ancora con certezza. Tra 20 minuti sarò lì e agirò di conseguenza", ha affermato il presidente Usa.Quanto alla possibilità di una rappresaglia iraniana in caso di attacco americano, il presidente ha affermato: "L'Iran lo ha detto l'ultima volta che li ho colpiti con la capacità nucleare che ora non possiedono più. Quindi l'Iran lo ha detto l'ultima volta. Farebbero meglio a comportarsi bene". Poi un altro messaggio alle autorità di Teheran: "Devono mostrare umanità, hanno un grosso problema e spero che non uccideranno altre persone".
Le immagini UGC pubblicate sui social media mostrano un edificio governativo in fiamme a Karaj, in Iran, la sera del 9 gennaio 2026. Le principali citta' iraniane sono state colpite durante la notte da nuove manifestazioni di massa che denunciavano la Repubblica islamica, mentre sabato gli attivisti hanno espresso il timore che le autorita' stessero intensificando la repressione delle manifestazioni, approfittando di un blackout di Internet. Una folla di persone cammina sull'autostrada Vakil Abad a Mashhad mentre canta in persiano "Questa e' l'ultima battaglia, Pahlavi sta tornando". Altri manifestanti, nel mentre, camminano su Pasdaran Avenue a Teheran intonando le parole: "Oh, Scia' dei fedeli, torna in Iran, quelli che indossano il turbante hanno fottuto l'Iran".
Il giornalista iraniano Niyak Ghorbani ha pubblicato su Twitter un video degli spari delle forze di sicurezza iraniane all'indirizzo di alcuni manifestanti nella città di Mashhad
I filmati UGC pubblicati sui social media mostrano una folla radunata in piazza Punak a Teheran, in Iran, che canta slogan mentre fuochi d'artificio esplodono nel cielo. Queste ultime manifestazioni si verificano nonostante il blackout di Internet a livello nazionale e la brutale repressione da parte delle autorita'.
Sui social in Iran sono circolate immagini che mostrano i manifestanti scendere nuovamente nelle strade di Teheran nonostante l'intensificarsi della repressione. Nel secondo video, i cittadini di Teheran ballano e festeggiano attorno a un falò acceso su una strada della capitale iraniana. Si sentono i manifestanti scandire “Pahlavi tornerà”, riferendosi al principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, che sta cercando di posizionarsi come protagonista nel futuro del suo Paese. Sono due settimane che nelle strade dell'Iran infiamma la protesta contro il regime.Con Internet fuori uso e le linee telefoniche interrotte, è diventato più difficile valutare le manifestazioni dall'estero. Tuttavia, secondo l'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency, il bilancio delle vittime delle proteste è salito ad almeno 72 morti e oltre 2.300 arrestati. La TV di Stato iraniana sta riportando le vittime delle forze di sicurezza
Una lettera tradotta da una venezuelana rompe il silenzio sul dramma del Paese e risponde alle critiche sull’intervento esterno. Non ideologia o petrolio, ma sopravvivenza dopo 27 anni di repressione, povertà, torture e migrazioni di massa. Per molti venezuelani, la speranza conta più della sovranità di un regime che li ha trattati da nemici.