"Se domani dovesse succedere che Alberto Stasi viene assolto, perché gli danno la revisione del processo, alla famiglia Poggi restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio”. Lo dichiara in un’intervista al giornale online Open l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale storico della famiglia Poggi, mettendo un punto fermo sul tema del risarcimento nell’ipotesi di una eventuale revisione del processo per Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora fidanzata Chiara. “Sarà nell’ordine delle cose che, se ci sarà un ribaltamento, la famiglia Poggi corrisponderà a Stasi quello da Stasi ha ricevuto”, puntualizza ancora Tizzoni.
Il risarcimento
La vicenda relativa al risarcimento è stata piuttosto lunga e complessa. In un primo momento il danno era stato quantificato in circa un milione di euro: 350mila euro a ciascuno dei genitori di Chiara Poggi, 300mila al fratello e oltre a circa 200mila euro di spese processuali. Tuttavia, l’effettiva riscossione ha subito rallentamenti a causa di alcune questioni ereditarie. “Stasi in quanto studente era giustamente impossidente - prosegue il legale –. Poco prima però era deceduto il padre e quindi Alberto eredita, ma lo fa con beneficio di inventario”. Allo scadere del termine “che è dato da legge per fare questo inventario, non accetta e non rifiuta. - continua Tizzoni - Ed è una mossa molto particolare, perché non accettandolo non diventa cointestatario dei beni che avrebbe ereditato dal padre, non rinunciando non consente al creditore, in questo caso i Poggi, di aderire. Stasi invece si mette in uno strano limbo”.
L’accordo di 700 mila euro
Dopo una lunga battaglia legale è stato raggiunto un accordo complessivo di circa 700 mila euro, cifra che è stata ridotta, rispetto all’importo iniziale, anche per tenere conto delle difficoltà economiche della madre di Stasi. “I genitori di Chiara hanno anche pensato alla mamma di Stasi, che si sarebbe trovata, anche dopo anni di spese legali, in condizioni di non particolare solidità economica. E per questo sono scesi anche di molto nella propria pretesa”, chiarisce Tizzoni. Il pagamento non è stato corrisposto tutto con un’unica operazione. In un primo momento la madre di Stasi avrebbe versato 150-200 mila euro, mentre il residuo è stato dilazionato nel tempo, con un saldo finale previsto anche dopo la scarcerazione del figlio. Ad oggi, secondo quanto riferisce il legale, alla famiglia Poggi sarebbero arrivati circa 350–400 mila euro. “Circa il 15-20% dei soldi incassati è andata per pagare il sottoscritto, - continua il legale - gli altri avvocati, le consulenze tecniche e così via, quindi ciò che rimane non è poi così tanto”.
I soldi su un conto separato
Tizzoni precisa che il signor Poggi “ha sempre un conto dedicato, dove ogni mese vengono accreditati questi 350-400 euro del lavoro di Stasi e lui quella cifra non l’ha mai toccata, ce l’ha lì”. Poi ribadisce: “Se domani dovesse succedere che Stasi viene assolto, perché gli danno la revisione, alla famiglia Poggi restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio”. E aggiunge: “Questo concetto che i Poggi si stiano arroccando per due soldi in croce, perché tali sono, è oltremodo offensivo. Dei 300 euro al mese che ricevono da Stasi oggi, le garantisco che i Poggi farebbe a meno. Non vivono certo di quelli”. Riguardo al fatto che gli assistiti continuino a ritenere Stasi responsabile unico dell’omicidio della figlia, Tizzoni spiega: “Ci vorrebbe solo un po’ più di rispetto nell’immaginare che una famiglia che ha avuto una figlia uccisa, con uno Stato che ha riconosciuto la responsabilità del condannato dopo due indagini a Pavia, ricorso straordinario alla Cassazione, ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, due tentativi di revisione a Brescia, praticamente dal 2015 a oggi, ogni anno, c’è stata qualche iniziativa, tutto sommato penso che anche i Poggi potessero e possano pensare che i circa 50 magistrati che fino ad oggi hanno visto la vicenda non abbiano sbagliato”.
Il dolore per la morte di Chiara
Nonostante siano trascorsi quasi 19 anni, il dolore per la morte di Chiara è ancora vivo, complice anche il clamore mediatico della vicenda che non dà loro tregua.
“È una famiglia che ha perso una figlia, - sottolinea il legale - uccisa dal proprio fidanzato, che ha dovuto aspettare 8-9 anni che la giustizia facesse il suo corso, che ha vissuto almeno 6-7 tentativi di mettere in discussione questa verità e che da un anno e mezzo si vede anche messa alla berlina da parte dell’informazione, da parte del mondo, per quanto vale, di internet e dei blog”. Quindi conclude: “Chiaramente è una famiglia molto provata. L’unico loro vero dolore principale è aver perso una figlia