Video, chat, indagini: cosa sappiamo di Saman Abbas a un anno dalla scomparsa

A un anno dalla scomparsa di Saman si indaga per omicidio premeditato e soppressione di cadavere. I cinque indagati rinviati a giudizio. Il legale dei genitori: "Non colpevoli". "Un delitto d'onore" secondo l'esperta

Video, chat, indagini: cosa sappiamo di Saman Abbas a un anno dalla scomparsa

Un anno senza Saman Abbas. Dodici mesi di indagini e ricerche non sono bastati a fare luce su uno dei casi di cronaca più controversi e incerti degli ultimi anni. Il corpo della giovane pakistana, presumibilmente uccisa dai familiari per essersi opposta alle nozze forzate con un cugino in patria, non è stato ancora ritrovato.

Lo scorso 22 aprile, la procura di Reggio Emilia, con il pm Laura Galli, ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque indagati. Si tratta di Danish Hasnain, lo zio della 18enne, considerato dagli investigatori “la mente e l'esecutore materiale del delitto”, i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, e i genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, ancora latitanti in Pakistan.

“I miei clienti sono presunti non colpevoli. Sono stati condannati da 'certi media' ma è bene ricordare che i processi si fanno nelle aule di tribunale e che, fino a prova contraria, in Italia esiste la presunzione di non colpevolezza”, dichiara alla nostra redazione l'avvocato Simone Servillo, il legale dei coniugi Abbas.

La scomparsa

Saman Abbas scompare da Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio del 2021. Ad accorgersi dell'assenza sospetta della giovane, giunta in Italia dal Pakistan nel 2016, sono i carabinieri del nucleo operativo locale. Il 5 maggio, i militari dell'Arma suonano al campanello degli Abbas, un appartamento di via Colombo, a Novellara, dopo che il fidanzato Saqib si era rivolto alle forze dell'ordine.

Nell'ottobre 2020 la giovane, ancora 17enne, si era rivolta ai servizi sociali denunciando i genitori per maltrattamenti e per il reato di induzione al matrimonio. Saman si era opposta alle nozze combinate con un cugino in Pakistan rifiutando anche di indossare il velo islamico. Tale circostanza avrebbe generato un clima di contrasti e ostilità con la famiglia. Dunque la ragazza era stata collocata in una struttura protetta per minori.

L'11 aprile del 2021 aveva fatto ritorno a casa per recuperare alcuni effetti personali - tra cui i documenti personali e il passaporto. La madre Nazia l'aveva rassicurata con un sms: “Torna. Stiamo morendo. Faremo come dici tu”. Saman, ignara di quanto le sarebbe accaduto pochi giorni dopo, le aveva creduto. Il 22 aprile però si era rivolta nuovamente ai carabinieri per denunciare il sequestro dei documenti da parte dei genitori.

La fuga degli Abbas

Quando il 5 maggio i carabinieri vanno a casa degli Abbas, un appartamento antistante l'azienda agricola dove lavora Shabbar, gli Abbas già si sono dileguati. I militari dell'Arma riescono a parlare con il fratello minore della 18enne e lo zio Danish. I due spiegano, prima di allontanarsi dall'Italia, che i parenti sono dovuti rientrare in Pakistan per via di “una zia che sta male”, assicurando che Saman è partita con i genitori. Sulla scorta dei pregressi familiari denunciati dalla giovane alla forze dell'ordine, i militari decidono di approfondire la questione. Pertanto contattano il fidanzato della 18enne, Saqib Ayub, la cui testimonianza aprirà una nuova, inquietante ipotesi investigativa.

L'ultimo sms di Saman: “Vogliono uccidermi”

Il giovane racconta che attorno alle 23.30 del 30 aprile la fidanzata - i due si erano conosciuti su TikTok, per poi progettare il futuro insieme - gli ha inviato un messaggio vocale in cui avrebbe confidato di temere per la propria vita. Nello specifico, la ragazza sostiene di aver sentito parlare i genitori di un “piano per ucciderla”. “Ho sentito che dicono 'uccidiamola' - afferma Saman nell'audio - Ti giuro, parlano di me”. Insospettita dalle parole dei genitori, la giovane chiede spiegazione alla madre. Nazia la rassicura spiegando che stavano parlando di “un'altra ragazza”. Ma Saman è ben sveglia e mette in allerta il fidanzato: “Se non mi senti per 48 ore avverti la polizia”.

Le indagini

Verso la metà di maggio la vicenda della 18enne pakistana è dappertutto sui quotidiani nazionali. Nel mentre gli accertamenti condotti dal nucleo operativo di Novellara hanno potuto accertare che Saman non si trova in Pakistan con i genitori. Una registrazione estrapolata dalle telecamere a circuito chiuso dell'aeroporto di Milano Malpensa ha immortalato i coniugi Abbas prima di imbarcarsi su un volo diretto nel Paese d'origine. È il 1°maggio del 2021, poche ore dopo il presunto omicidio della figlia.

Vi sono poi altri due non trascurabili dettagli. Tra i passeggeri presenti nella lista d'imbarco non risulta il nome di Saman, circostanza che smentisce la versione fornita dal fratellino della 18enne ai carabinieri circa la partenza improvvisa dei genitori da Novellara. Inoltre i titoli di viaggio sono stati acquistati tra il 27 e il 29 aprile dallo zio Danish in un'agenzia viaggi del posto.

Per la procura di Reggio Emilia si profila l'ipotesi di omicidio. Il padre di Saman, raggiunto al telefono dalla redazione deIl Resto del Carlino mentre è in Pakistan, dice che la figlia “si trova in Belgio” e che il 10 giugno tornerà in Italia “per chiarire come stanno le cose con i carabinieri. Mia figlia è viva. L'ho sentita l'altro ieri su Instagram”, afferma. Ma gli inquirenti, che cercano la ragazza da settimane, sono di tutt'altro avviso. “Reputiamo che la ragazza sia deceduta”, conferma il procuratore Isabella Chiesi nella conferenza stampa del 7 giugno 2021. In quella stessa data sarà ufficializzata l'iscrizione nel registro degli indagati dei 5 familiari della giovane. L'ipotesi formulata dalla procura è di omicidio in concorso e occultamento di cadavere.

Il video rivelazione: “Sono i cugini e lo zio”

A suffragio dell'ipotesi delittuosa vi è un filmato che immortala tre “persone incappucciate” munite di un secchio, una pala e un piede di porco che si dirigono verso l'azienda agricola dove lavorano gli Abbas poco dopo le 19.30 del 29 aprile. Per gli inquirenti si tratta dei familiari di Saman: i due cugini, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, e lo zio Danish Hasnain. Verosimilmente – ricostruiscono gli investigatori – hanno scavato la buca in cui, il giorno successivo, avrebbero riposto i resti della ragazza. Su tutti e tre, ormai irreperibili da giorni, spicca un mandato di arresto europeo emesso dal tribunale di Reggio Emilia su richiesta della procura.

Il fratello di Saman: “L'ha uccisa lo zio Danish”

Nei giorni successivi all'apertura ufficiale delle indagini, i cinque sospettati si sono dati frettolosamente alla fuga. Anche il fratello di Saman ha lasciato l'Italia insieme al cugino Ikram - fermato e poi fuggito ancora – per la Francia. Il ragazzino, sprovvisto di documenti, viene intercettato il 10 maggio dai carabinieri di Ventimiglia e tradotto in una struttura protetta per minori.

La sua testimonianza è cruciale in quanto consente agli inquirenti di definire e circostanziare la dinamica del presunto delitto. Ascoltato in audizione protetta davanti al gip di Reggio Emilia il 16enne rivela i dettagli di quello che sarebbe accaduto la sera del 29 aprile. “Secondo me – racconta il minore riferendosi allo zio Danish –l’ha uccisa strangolandola, anche perché quando è venuto a casa non aveva nulla in mano".

Il fratello di Saman rivela che ci sarebbe stata una discussione dai toni infuocati tra la sorella e i genitori. "Lei diceva a mio padre 'dammi i miei documenti'. Mio padre – continua il racconto – diceva a lei di sedersi e di parlare con calma. Chiedeva se voleva sposare qualcuno e lei rispondeva che voleva solo andare via".

La ragazza mette lo zaino in spalla e fa per andarsene. A quel punto, Shabbar telefona a Danish Hasnain. "È arrivato da dietro le telecamere (lo zio ndr) – prosegue il 16enne -perché lui sapeva dov’erano posizionate". Il ragazzo sente poi lo zio rivolgersi ai genitori con queste parole: "Andate in casa! Ora ci penso io". In quel momento il sedicenne si trovava "in cucina, al pianterreno: e guardavo ciò che accadeva. Mio padre è rientrato a casa con lo zaino di Saman, quello di colore avorio che lei aveva sulle spalle quando è uscita". A questo punto lo zio avrebbe detto al padre di "portarlo in casa e di nasconderlo senza farlo vedere alle telecamere". Una volta rientrato, Shabbar "si è sentito male e ha pianto". Quanto al luogo in cui sarebbe stato occultato il cadavere il 16enne conclude: "A me non l'ha detto".

Le dichiarazioni del ragazzo sono confortate da alcuni frammenti video risalenti alla tarda sera del 29 aprile - l'ultimo diffuso dai carabinieri pochi giorni fa – in cui si vedono i genitori di Saman dapprima uscire di casa con la figlia e poi rientrare verso l'abitazione da soli.

Le ricerche

Mentre prende forma l'ipotesi di un delitto premeditato, procedono le ricerche del corpo di Saman nell'area attorno all'azienda agricola “Le Valli”, dove lavorano gli Abbas. Sul posto intervengono anche gli esperti dell'associazione cinofila Detection Dogs Ticino.

“Le ricerche, per quel che riguarda il nostro intervento con i cani a Novellara, sono durate tre giorni - racconta alla nostra redazione il presidente di Detection Dogs Ticino Paolo Riva - Abbiamo lavorato su turni, e a coppie di due (un conduttore e un osservatore), dall'alba fino a tarda sera. Ci siamo concentrati soprattutto nell'area dove si riteneva che fosse sepolto il corpo della giovane, nelle serre predisposte alla coltivazione delle angurie. I carabinieri ci hanno aiutato moltissimo provvedendo, prima del nostro arrivo, a fare il carotaggio del terreno e a scoperchiare la struttura. Ciononostante è stato un lavoro davvero molto impegnativo. Il contesto ambientale era ostile per via della mancanza ossigeno e dell'aridità del terreno”.

Le ricerche, perdurate in totale 67 giorni, sono state estese anche fuori dal perimetro dell'azienda agricola: “Abbiamo perlustrato anche altre aree, alcune erano impraticabili - conclude Riva – ma purtroppo non abbiamo trovato tracce della ragazza”.

“Un lavoro fatto bene”. La cattura di Danish Hasnain e gli altri

Il 21 maggio la polizia francese individua e blocca a Nimes Ikram Ijaz, uno dei due cugini di Saman presumibilmente coinvolti nella vicenda. L'uomo, intercettato grazie alla collaborazione del Servizio di cooperazione internazionale della Direzione centrale del ministero dell'Interno, si trovava a bordo di un Flixbus – sprovvisto di documenti – diretto da Parigi a Barcellona. Estradato in Italia ai primi di giugno, durante l'interrogatorio di garanzia Ijaz afferma di essere estraneo ai fatti.

Le attenzioni degli inquirenti si concentrano soprattutto su Danish Hasnain, lo zio della ragazza pakistana, ritenuto “la mente e l'esecutore materiale” del delitto. Oltre ai frammenti video e alla dichiarazioni rese dal fratellino di Saman nel corso dell'incidente probatorio, c'è una chat intercorsa tra il 33enne e una conoscente: “Un lavoro fatto bene”, scrive Hasnain. Per gli investigatori si tratta di un chiaro e inequivocabile riferimento al delitto.

L'uomo viene arrestato il 22 settembre alla periferia nord di Parigi, in un appartamento di Rue de Bastion, nel quartiere di Garges-les-Gonesse. Sprovvisto di documenti, viene riconosciuto dalla polizia francese da un neo sul viso: le impronte digitali ne confermano l'identità. Dopo aver rifiutato l'estradizione per ben tre volte, a gennaio 2022 accetta di tornare Italia. “Non serve a niente che io stia qui - chiarisce a giudici della Corte d'Appello francese -Preferisco tornare in Italia e spiegarmi”. Poi aggiunge: “Se avessi realmente fatto quello di cui mi accusate, sarei tornato in Pakistan”. Si professa innocente.

Il 14 febbraio, dopo quasi un anno di latitanza, anche Nomanhulaq Nomanhulaq - l'altro cugino di Saman immortalato nel video-chiave dell'inchiesta - finisce con le manette ai polsi. Il 34enne si era rifugiato in una casa alla periferia di Barcellona. Estradato in Italia lo scorso 22 marzo ha fatto sapere, tramite il suo legale Luigi Scarcella, di essere estraneo alla vicenda avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice Luca Ramponi.

Sono ancora irreperibili invece Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. Lo scorso 21 settembre, il ministro della Giustizia Marta Cartabia ha firmato e inviato al Pakistan le due domande di estradizione per i genitori di Saman. A tutt'oggi sono ricercati dall'Interpol a livello internazionale.

Il rinvio a giudizio

Lo scorso 22 aprile, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i 5 indagati. L'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è di omicidio premeditato e soppressione di cadavere.

“Per quel che riguarda i miei clienti, ci sono elementi suscettibili di diverse interpretazioni - dichiara alla redazione de IlGiornale.it l'avvocato Simone Servillo, legale dei genitori di Saman - Tali elementi sono di natura non colpevolista. Anzi vanno a discarico dei miei assistiti. Hanno ricevuto un trattamento molto discutibile da parte di alcuni media. E questo non va affatto bene perché i miei clienti sono presunti non colpevoli. Quando ci sarà il processo sicuramente ci saranno molte cose da dire e chiarire, non solo da parte dell'accusa ma anche della difesa”.

Preferisce non commentare gli ultimi sviluppi invece l'avvocato Noris Bucchi: “Siamo in una fase delicata. Attendiamo la fissazione dell'udienza preliminare”, spiega alla nostra redazione il legale di Danish Hasnain.

Intanto sul fronte legislativo ci sono delle novità. La proposta di 'legge Saman', che prevede “il rilascio del permesso di soggiorno alle vittime del reato di costrizione al matrimonio” - già contemplata dal Codice Rosso - ha incassato il primo sì alla Camera con 385 voti favorevoli, nessun contrario e 31 astensioni.

Il delitto d'onore

A un anno dalla scomparsa di Saman, ci sono ancora molti dubbi e interrogativi irrisolti. L'ipotesi che tiene banco da dodici mesi è quella del delitto d'onore: la 18enne sarebbe stata uccisa dopo essersi opposta alle nozze forzate col cugino in Pakistan.

“Il delitto/crimine d'onore è molto diffuso nei Paesi in cui sopravvive la cultura patriarcale - spiega alla redazione de IlGiornale.it la criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro - Nelle società tribali un figlio che si oppone alle regole, come nel caso di Saman che aveva scelto di 'vivere all'occidentale', deve essere punito perché disonora la famiglia. E l'onta subìta si lava quasi sempre col sangue. La credibilità sociale della 'famiglia-clan' viene anteposta alle esigenze del singolo individuo. E le donne, in qualità di moglie e madri, hanno il compito di proteggere l'onorabilità della famiglia insegnando ai figli il rispetto delle regole”.

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Viminale, dall'entrata in vigore del Codice Rosso, i reati connessi al fenomeno dei matrimoni forzati sono in aumento e quasi due vittime su tre sono straniere, con una forte incidenza delle donne di nazionalità pakistana.

“Si tratta di reati diffusi in moltissimi Paesi del sud-est asiatico e laddove è forte la presenza delle comunità straniere - continua la dottoressa Baccaro - Chi commette questo genere di crimine, generalmente un membro maschio che rappresenta a livello sociale la famiglia (non necessariamente il padre), sa bene trattarsi di un reato. Ma la sopravvivenza del clan a livello comunitario, la rispettabilità sociale, è più importante di tutto il resto. Anche di un figlio che rivendica il proprio diritto alla libertà”.

Gli ultimi passi di Saman

Lo scorso quattro aprile sono stati ritrovati alcuni frammenti ossei, avvolti in un sacco di cellophane e apparentemente di donna, lungo l'argine del fiume Tiepido, in località Torre Maina, a Maranello. Gli investigatori non escludono che possano appartenere alla 18enne pakistana anche se per averne contezza bisognerà attendere l'esito del test genetico. I resti sono stati affidati agli esperti di medicina legale di Padova.

Intanto pochi giorni fa i carabinieri hanno diffuso un altro frammento video risalente alla sera del 29 aprile di un anno fa. Nel filmato si vede Saman, vestita con jeans e sneakers, mentre si dirige verso le serre insieme ai genitori. Sono i suoi ultimi passi noti. Pochi minuti prima di uscire di casa aveva inviato un audio al fidanzato: “Vediamo cosa c'è scritto nel destino e cosa non è scritto. Non so cosa succederà. Va bene, lasciamo fare al destino”.

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