C'è chi dice No. Tendenzialmente a tutto. Specificatamente a tutto ciò che è di buonsenso. In particolare a tutte le cose che potrebbero portare innovazione e miglioramento nel tessuto sociale, politico ed economico del nostro Paese. Esiste una parola che identifica chi è risolutamente contrario a ogni novità: misoneista. E il paradosso lessicale - ma solo lessicale, sul resto non abbiamo mai nutrito dubbi - è che la parte politica che
difende lo status quo si fregia dell'aggettivo progressista, mentre quella che vuole riformare - in questo caso la giustizia - si definisce conservatrice. Ecco, è necessario tracciare una croce sul Sì per non conservare, ma anzi spazzare via, quel sistema correntizio che ha mortificato la giustizia e sfiduciato l'opinione pubblica. Per riallineare l'Italia al resto dell'Occidente con la separazione delle carriere e per rendere il sistema più meritocratico con l'istituzione di una corte disciplinare ad hoc. Scelte politiche, ma non partitiche.
Votare Sì non è un atto di destra o di sinistra, ma di buonsenso.
Significa puntare una fiche sul futuro del Paese e non rimanere inchiavardati agli interessi corporativi e sprofondati nella palude di un sistema pieno di bizantinismi. Questo si chiama progresso. Se ne facciano una ragione anche i misoneisti della sinistra.