Delitto senza castigo, anzi. Chi sbaglia viene promosso, i cocci sono nostri. I tre errori giudiziari commessi ogni giorno ci sono costati un miliardo dal 1992, chi li ha fatti non paga (quasi) mai in termini di carriera e promozioni, anzi. Nove condanne su 6mila esposti (che sono un quarto di quelli presentati), c'è una sola condanna civile di un magistrato dal 1992, come ricorda il libro di Stefano Zurlo nel suo Senza giustizia. Non basterebbe un'enciclopedia.
Prendete Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, condannati in Appello a otto mesi per "rifiuto d'atti d'ufficio" per aver nascosto delle prove nel processo Eni. Uno continua a fare il pm (ha indagato anche sul Giornale per un pezzo su un altro magistrato), l'altro resta a fare il Procuratore Ue. Così, come se nulla fosse. Aver cannato processi come la strage di Via d'Amelio o il caso Tortora non ha impedito luminose carriere ai carnefici di innocenti. La separazione delle carriere e l'Alta Corte per punire chi sbaglia, prevista dalla riforma, servono a uscire dalla tenaglia delle relazioni pericolose tra pm e giudici, sublimati nel Csm che decide le carriere di entrambi e da storie come la moglie di un giudice che finisce a processo, con il marito che manda al pm la ricostruzione difensiva e chiede di essere presente all'interrogatorio della moglie. In un Paese normale almeno una delle due toghe sarebbe nei guai ma "il Csm più severo d'Europa" secondo il Fatto quotidiano (sic!) che promuove il 98% delle toghe ha deciso di non sanzionare nessuno. Il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto lo ha raccontato a Sky qualche settimana fa, le facce smarrite dei presenti in studio sono la migliore risposta a chi si ostina a dire "No" alle urne il 22 e 23 marzo prossimi.
"Se un magistrato sbaglia o non fa il suo dovere come dovrebbe, nella maggior parte dei casi non subisce alcuna conseguenza", ha detto l'altra sera Giorgia Meloni al Teatro Parenti di Milano. "Anzi, spesso avanza di carriera". Non servono i nomi perché è una questione di Sistema, con la S maiuscola. C'è il giudice di Cassazione che prende a pugni la moglie ma perde solo due mesi di anzianità. C'è il magistrato che fa scarcerare tre detenuti accusati di reati fiscali gravi come il riciclaggio per una "inescusabile negligenza". Eppure, la valutazione di professionalità è "positiva". C'è il detenuto dimenticato 43 giorni in galera oltre il termine, un altro se lo sono dimenticati per 64 giorni, un altro ancora 240 giorni. Che volete che sia, è "un fatto episodico in una lunga e brillante carriera", promosso. Poi c'è il caso ricordato dal premier, quando i giorni di dimenticanza sono 578. Un anno e sette mesi dietro le sbarre da innocente che a noi sono costati 130mila euro. Davanti a lui il Csm fa spallucce: in gergo tecnico "due anni di vita rubata" per dirla con le parole della Meloni finiscono in cavalleria per "scarsa rilevanza", l'avanzo di carriera scatta inesorabile. C'è il giudice che si occupa di diritto di famiglia che per una sessantina di volte si "dimentica" di depositare in tempo le sentenze, a volte slittano di 1.388 giorni "che per chi non fosse bravo in matematica sono quasi 4 anni", ricorda il premier. Un verdetto che arriva dopo un processo probabilmente ancora più lungo, con un minore coinvolto. Scatta la censura, ma l'avanzamento di carriera non ne risente.
Poi c'è il caso eclatante, qui il nome della vittima è noto. Giuseppe Gulotta si è fatto 22 anni in cella da innocente per l'omicidio di due carabinieri che ha confessato sotto tortura ma non ha commesso: ha chiesto 66 milioni di euro di risarcimento e gliene hanno riconosciuti 6. "Nessuna conseguenza disciplinare per i pm che l'hanno condannato", sottolinea il premier.
E c'è anche chi è stato condannato anche se la sua "vittima" era viva.
La vicenda di Avola nel 1954 a cui ha accennato il premier ha modificato l'articolo 554 del codice di procedura penale o la possibilità di chiedere la revisione, anche se raramente viene concesso, da Erba a Garlasco. Anzi, chi l'ha invocata come l'ex Pg Cuno Tarfusser è stato sanzionato. Anche di fronte al peggiore inchiesta il Sistema va in autotutela.