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Effetto referendum, rotolano le teste pure tra le toghe

La vittoria del No apre il regolamento di conti. E il Sì vuole diventare una corrente

Effetto referendum, rotolano le teste pure tra le toghe
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Toghe divise alla riscossa. È così che si potrebbe riassumere il clima che si respira in Piazza Cavour a Roma, sede dell'Anm, dove i piani per "il ribaltone" (qualcuno lo ha definito così) sono in atto. Non si è fermato lo scossone legato alle dimissioni del segretario generale di Magistratura indipendente, Claudio Maria Galoppi: già capo di gabinetto di Elisabetta Casellati e togato al Csm, estremamente preparato, leader carismatico, il giudice di stanza a Milano non aveva intenzione di scendere a compromessi e di farsi schiacciare tra le due correnti di sinistra più ideologiche, Magistratura democratica e Area.

E questo, dunque, è uno dei primi problemi da affrontare: come fa a resistere la corrente di centrodestra alle pressioni dei volti più estremi? Un dilemma doppio, perché la spaccatura si registra anche all'interno della stessa Mi: molti non vogliono perdere la propria identità, né essere affiancati a chi ha una linea apertamente e aprioristicamente antigovernativa. Altri, invece, temono di perdere un'opportunità storica, generando quindi delle prime crepe all'interno della corrente stessa.

Dentro Mi c'è chi getta acqua sul fuoco, chi nega che ci siano problemi, chi addirittura plaude alla scelta del nuovo presidente "barricadero" dell'Anm Giuseppe Tango, come fa lo stesso Galoppi: "Non c'è nessuna connessione né con il referendum né con l'elezione di Tango", ma chi lo conosce sa che queste frasi di circostanza provano a interrompere un'emorragia che rischia di ridimensionare pesantemente la corrente più moderata delle toghe (con Unicost pronta a raccogliere quale esule) schiacciata tra le velleità corporative delle correnti più ideologiche e la necessità di mantenere un dialogo con la maggioranza. Ma i vertici di Md e Area si dicevano certi della vittoria anche nelle settimane precedenti il voto, consapevoli che la chiamata alle armi contro "la malapolitica che vuole prendere tutto, anche il controllo della magistratura" erano slogan inverosimili che avrebbero colpito sui social. Ecco perché la spaccatura dentro Magistratura indipendente non deve stupire, anzi fa parte della strategia di corteggiamento iniziata sin dentro il Csm con la promozione di alcuni importanti magistrati "mediata" con il solito bilancino lasciato in eredità da Luca Palamara, uno dei pochi ad aver intuito l'esito referendario.

Ma che ne è delle toghe che si sono esposte e hanno votato Sì? "Rotoleranno le teste", ci dice una fonte, convinta che la resa dei conti con i ribelli sia solo questione di tempo. Tanto che, al momento questa sarebbe solo una suggestione, il fronte del Sì potrebbe serrarsi e diventare esso stesso corrente, seppur con molti distinguo. Una contrappasso per chi sperava che la separazione delle carriere avrebbe potuto arginare i giochi di Palazzo. Per la serie, "se non puoi combatterli unisciti a loro, con le stesse armi".

Il collante che unirebbe magistrati diversissimi tra loro come

Catello Maresca, Clementina Forleo, Carmen Giuffrida o Giacomo Rocchi, è il sorteggio per la scelta dei togati al Csm.

"Un magistrato su tre è con noi, lo dice il sondaggio interno all'Anm di qualche tempo fa ma non solo".

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