Leggi il settimanale

"Un peccato se vincesse il No. Ma non credo che accadrà"

La premier a Bloomberg: "Questa nazione ha bisogno di essere modernizzata"

"Un peccato se vincesse il No. Ma non credo che accadrà"
00:00 00:00

Giorgia Meloni pianifica, senza forzature, l'impegno negli ultimi 10 giorni di campagna elettorale per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Nel rush finale, dal 16 al 20 marzo, la premier starebbe valutando un tour in tv in 2 tappe: una ospitata in Rai (Vespa o Giletti) e una a Mediaset. Sarà una discesa in campo in linea con il ruolo di presidente del Consiglio. Soft. Niente comizi. Niente dibattiti. L'unica ipotesi, al momento, sul tavolo di Palazzo Chigi, è l'evento di Fratelli d'Italia sul referendum in programma il 12 marzo a Milano. In scaletta non c'è il nome di Giorgia Meloni. Dallo staff dell'evento però trapela un cauto ottimismo: "Aspettiamo Meloni". L'alternativa potrebbe essere un videomessaggio. L'11 marzo, invece, al Cinema Adriano di Roma si terrà la manifestazione clou del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Meloni gioca la partita per il Sì con il proprio passo istituzionale. Non entra nel ring. Si tiene lontana dalle risse. Ma ribadisce nell'intervista rilasciata a Bloomberg il pieno sostegno alla riforma che dovrà passare al vaglio del voto degli italiani il 22 e 23 marzo. "Un'eventuale vittoria del No sarebbe un peccato", dice la premier. Meloni argomenta il ragionamento: "Questa è una nazione che ha bisogno di essere modernizzata, e quello che noi stiamo cercando di fare è modernizzarla. Veniamo accusati di voler controllare i giudici mentre noi vogliamo liberare i giudici. Vogliamo liberare il merito dei giudici. Vogliamo liberare i giudici dal gioco delle correnti, dal dover per forza rispondere a un meccanismo correntizio per poter fare una carriera indipendentemente dal valore che hanno".

Parole pacate che però arrivano al cuore della riforma varata dal suo governo. Non nasconde i timori per un'ipotetica vittoria del No: "Sarebbe un peccato se non vincesse il Sì come io invece credo accadrà". Ma forte dei sondaggi (che danno il Sì in vantaggio) l'inquilina di Palazzo Chigi mostra ottimismo: "Sarebbe una grandissima occasione persa. I toni apocalittici che vengono utilizzati in questa nazione da alcuni sono ridicoli, sono ridicoli e purtroppo tradiscono il tentativo di utilizzare lo scontro politico per fare in modo che in Italia non cambi nulla". E ancora ieri la sinistra attacca il governo di voler sottomettere i giudici: "L'obiettivo vero è colpire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. E questo è grave e pericoloso per la qualità della democrazia. Per questo intensificheremo la nostra iniziativa con la nostra campagna No ai Pieni Poteri", attacca Nicola Fratoianni. Domani Elly Schlein sarà a Torino con Maurizio Landini per un evento del No. Nell'intervista a Bloomberg Meloni respinge però le accuse di una riforma punitiva contro i giudici: "È di assoluto buonsenso". E mette sul tavolo l'esempio europeo: "Cosa fa la riforma? Introduce ad esempio la separazione delle carriere tra la magistratura giudicante e la magistratura requirente.

Lei sa che in almeno 22 paesi europei su 27 le carriere della magistratura requirente e della magistratura giudicante sono separate? E come è possibile che qui diventi strumento di un governo illiberale, quello che esiste praticamente in quasi tutte le grandi democrazie occidentali? In questo caso, sono io che vorrei rendere l'Italia più al passo con l'Europa". Parole che vanno al succo della riforma e che la sinistra fa finta di non ascoltare.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica