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"Nelle grandi democrazie occidentali nessun capo del Governo o Presidente della Repubblica ad oggi è andato a confrontarsi in Parlamento su questa crisi, non l'ha fatto neanche il "campione della democrazia" Pedro Sanchez, che giustamente prendiamo a punto di riferimento". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla Camera, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente, citando il presidente spagnolo. Camera (Alexander Jakhnagiev)

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Meloni: Nessun Capo di Stato o Governo in Parlamento su crisi in Iran, neanche Sanchez

"C'è chi nel Pd, come Quartapelle e Braga, ha vincolato» il sì al dialogo «al mio ritorno in Aula, a quando ci sarà l'ordine del giorno del Consiglio Ue: c'è da mesi, c'è già la bozza delle conclusioni, quello che vi ho portato in Aula è quello di cui si parlerà la prossima settimana. Non volete accogliere l'appello, avrete le vostre ragioni ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra, ditelo, lo rispetto. Comunque se cambiate idea la mia proposta resta valida". Lo dice la premier Giorgia Meloni nel corso della replica in Aula alla Camera in occasione delle comunicazioni sulla guerra in Iran e il Consiglio Ue. Camera (Alexander Jakhnagiev)

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Meloni alle opposizioni: "Se non volete accogliere l'appello all'unità, ditelo chiaramente"

"Sappiamo che la tentazione di esportare la democrazia con la forza è da molti anni argomento di dibattito. Io non ne sono mai stata una fervida sostenitrice. Da una parte c'è il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione, se vogliamo, eurocentrica del mondo, dall'altra il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti, è un dilemma particolarmente complesso. Ma c'è un dilemma ancora più complesso ed è capire come taluni sposino l'una e l'altra tesi in modo altalenante e con disinvoltura. E faccio riferimento al Pd. Viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altre parti del mondo. Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Clinton sulla Serbia e la partecipazione italiana con il Governo D'Alema senza passare in Parlamento, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran. Io non condivido questo strabismo". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla Camera, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente. Camera (Alexander Jakhnagiev)

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Meloni al Pd: No all'intervento in Iran, ma viva i bombardamenti di Clinton e D'Alema sulla Serbia

"Io mi auguro sinceramente che la crisi in corso possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c'è un governo che si sottrae al confronto parlamentare", lo ha detto la premier Meloni durante la discussione sulla crisi iraniana in Senato. Senato (Alexander Jakhnagiev)

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Crisi Iran, Meloni: Serve coesione. Disponibile a un tavolo con le opposizioni

"Mi stupisce che non siate d'accordo neanche stavolta, che abbiamo la stessa posizione della maggior parte dei Paesi Ue. Il vostro mantra non era "dobbiamo stare dalla parte dell'Europa"? A meno che non intendevate che dobbiamo stare dalla parte della sinistra europea, in tal caso non posso aiutarvi", lo ha detto la premier Meloni durante la discussione sulla crisi iraniana in Senato. Senato (Alexander Jakhnagiev)

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Meloni: Volete Italia dalla parte dell'Ue o con sinistra europea? In questo caso non posso aiutarvi

"Disponibile tutte le volte che necessario con le opposizioni anche sulle vie brevi. Al Senato c'è un regolamento particolare, ma se ci fosse stata la possibilità avrei condiviso volentieri parte delle risoluzioni delle opposizioni che condivido, forse potremo farlo alla Camera", lo ha detto la premier Meloni in Senato. Senato (Alexander Jakhnagiev)

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Meloni: Pronta a confrontarmi con le opposizioni a Palazzo Chigi

Si è tenuto oggi un flashmob a sostegno del Sì al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, organizzato da Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, nel cortile ovale (Agora Bronislaw Geremek) all'interno della torre circolare dell'edificio Louise Weiss dell’Eurocamera. Gli eurodeputati di FdI-Ecr hanno tenuto un flashmob, formando un grande “Si” umano e alzando cartelli con la scritta “Si, Riforma”.Per il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza: “Il Sì alla riforma della giustizia ci allinea all’Europa. Sono infatti ben 25 su 27 gli Stati membri dell’Ue in cui vige la separazione delle carriere ed è tempo di colmare questo divario antistorico. Così come la terzietà e l’imparzialità del giudice è un principio sancito dai trattati Ue che in Italia può essere realizzato pienamente soltanto con la riforma”. “Il referendum rappresenta un’occasione che non avremmo più per generazioni”. Così dichiara il copresidente del gruppo Ecr a Bruxelles Nicola Procaccini. “Quella di liberare la magistratura dalle correnti politiche. L’occasione di avere quella separazione dei ruoli tra chi accusa e chi giudica, che è la normalità di pressoché tutte le democrazie europee ed occidentali”.

Redazione web
FdI-Ecr, a Strasburgo un flashmob a sostegno del SÌ al referendum
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