Quindi, oggi...: il caso Groenlandia, i sondaggi choc e La Spezia
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Quindi, oggi...: il caso Groenlandia, i sondaggi choc e La Spezia
Il ministro degli Esteri si è aperto con i lettori de il Giornale rivelando le sue emozioni nelle tragiche giornate della strage in Svizzera
Una clip diventata virale sui social mostra un uomo che rasa i capelli a un altro in vagone. Il filmato ha scatenato il dibattito sul degrado urbano. Salvini rilancia la linea della “tolleranza zero” mentre il governo prepara il nuovo Decreto Sicurezza
Nel confronto su Trump, Groenlandia e tensioni transatlantiche, Antonio Tajani alla festa del Giornale rivendica una linea di equilibrio: l’Europa deve rafforzare la propria autonomia e la sicurezza comune, senza rompere l’alleanza con Washington, decisiva nella competizione globale con la Cina.
Il ministro degli Esteri ospite dalla Festa dei lettori del Giornale ricorda gli attimi dopo la tragedia in Svizzera, una giornata segnata dall’attesa e dalla paura dei familiari delle vittime. L’intervento nasce dall’empatia di un padre che sceglie di condividere il dolore, offrire ascolto e vicinanza, più che risposte formali.
Alla manifestazione ha partecipato anche Matteo Renzi. Al centro l’immagine diventata virale sui social, nata in Canada, come segno di solidarietà con le proteste contro il regime
Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere. Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. "Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza - sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese. Questo vale per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati: abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori. La nostra battaglia - conclude Prandini - continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea". Coldiretti (Alexander Jakhnagiev)
Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere. Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. Coldiretti (Alexander Jakhnagiev)
Dal movente di genere all’ergastolo, dal Codice rosso agli orfani: tutte le misure previste dall’articolo 577-bis
"Io sono Ministro dell'ordine di Malta e mi sono ripromesso che se mai fossi uscito da quell'inferno avrei aiutato quei ragazzi e ora questa è la mia ragione di vita. Non posso accettare che quei ragazzi siano lì torturati. Quello a Caracas Non è un carcere ma un campo di concentramento". Lo ha detto Mario Burlò, in audizione nella commissione Esteri del Senato, imprenditore torinese recentemente liberato dopo una lunga detenzione in Venezuela. Senato (Alexander Jakhnagiev)