L'eterna emergenza immigrazione

I dati parlano chiaro: i flussi migratori verso l'Italia sono in continuo aumento e nulla è cambiato dallo scorso anno quando, l'emergenza immigrazione, si è sovrapposta a quella sanitaria

Immigrazione, l'eterna emergenza con soluzioni "provvisorie"

Sono passati 14 mesi da quando per la prima volta i sindaci agrigentini hanno manifestato insofferenza verso la gestione del fenomeno migratorio. Da allora è cambiato molto poco: i costi sociali ed economici dell’emergenza immigrazione sono ancora molto elevati. La sovrapposizione della crisi sanitaria a quella relativa agli sbarchi provoca sempre allarmi rendendo aperto il dibattito. Il 2021, sotto il profilo dei flussi migratori verso l’Italia, si sta rivelando più drammatico rispetto al 2020. I nodi dello scorso anno, non sono stati ancora risolti.

Una lettera dal cuore della periferia che ha segnato l'inizio dell'emergenza

Il 12 aprile 2020 l'Italia stava festeggiando una Pasqua molto particolare. Il Paese da un mese era preda del lockdown, quello più duro per intenderci e che ha confinato i cittadini a casa fino a maggio. Forse anche per questo in pochi si erano accorti del grido di allarme arrivato dalla profonda provincia siciliana. Una richiesta di intervento che ha preso forma grazie a una lettera che 32 sindaci dell'agrigentino hanno inviato all'allora presidente del consiglio Giuseppe Conte. Gli amministratori avevano intuito la pericolosa sovrapposizione che da lì a breve si sarebbe verificata, quella cioè tra l'emergenza immigrazione e l'emergenza sanitaria: “Mentre chiediamo grandi sacrifici ai cittadini per evitare il diffondersi del virus – recitava un passaggio di quella missiva – non possiamo assistere a continui sbarchi con soluzioni improvvisate per accogliere i migranti utilizzando luoghi poco sicuri”.

La lettera non ha avuto immediato riscontro. Ma ha rappresentato un triste presagio di una stagione molto difficile. Da allora in poi i flussi non si sono mai fermati. L'Italia, colta di sorpresa dall'avvento dell'emergenza coronavirus, è stata presa alla sprovvista anche sul fronte migratorio. Soltanto a maggio sono arrivate le prime risposte, con l'invio in Sicilia delle navi per la quarantena e la riapertura di diversi centri di accoglienza. Provvedimenti che hanno però contribuito ad acuire la crisi. Le navi con i migranti a bordo a volte hanno visto la comparsa di focolai, mentre dai centri spesso gli ospiti sono scappati nel pieno delle quarantene.

Il 2021 come il 2020

Navi quarantena e riapertura anche dei centri di accoglienza chiusi da alcuni anni, sono state le prime misure per far fronte ad un flusso migratorio che metteva in difficoltà il sistema di accoglienza nelle città siciliane coinvolte. “Provvedimenti di carattere provvisorio” si diceva, giusto per affrontare una stagione estiva in cui il fenomeno migratorio aveva preso il sopravvento contro ogni aspettativa. E così dal primo bando che ha introdotto nelle coste siciliane la nave Moby Zazà ad altri bandi per l’arrivo di nuove imbarcazioni, il passo è stato breve. Sebbene la funzione delle navi era quella di far fronte ad un periodo di emergenza stazionando lungo le coste dell’Italia meridionale sono per un periodo limitato, gli eventi le hanno trasformate in permanenti strutture dell’accoglienza. La loro presenza dallo scorso anno ad oggi è divenuta uno stabile strumento per smaltire dagli hotspot tutti quei migranti che, diversamente, sarebbero rimasti ammassati in spazi ristretti.

Il fenomeno degli sbarchi infatti, non ha conosciuto momenti di pausa nemmeno durante i mesi più freddi, quelli caratterizzati dalla crisi sanitaria. I numeri resi noti dal Viminale parlano chiaro. Da gennaio ad oggi sono 15.375 gli stranieri approdati lungo le coste italiane rispetto ai 5.521 dello stesso periodo dello scorso anno. Che dire poi delle fughe? Quello del 2020 è stato l’anno che ha registrato un exploit di ribellioni degli ospiti delle strutture di accoglienza cui hanno fatto seguito le fughe. Stesso copione anche nel 2021. Ancora oggi le notizie di cronaca parlano di migranti che protestano animatamente per poi scappare dileguandosi in strade buie e fuori città. Buona parte dei comuni della fascia costiera agrigentina hanno convissuto con episodi di ribellione da parte dei migranti all’interno dei centri di accoglienza e ancora oggi, in vista dell’estate, si temono altri episodi del genere.

Le notizie sulle fughe che danneggiato l’immagine e l’economia locale

Il centro di accoglienza Villa Sikania di Siculiana, lo scorso anno è stato teatro di numerosi episodi di ribellione da parte dei migranti. In alcuni casi, le manifestazioni di protesta sono culminate con aggressioninei confronti delle Forze dell’ordine. Episodi che non sono mancati nemmeno quest’anno, seppur in maniera più moderata. A spiegarlo su IlGiornale.it è il sindaco di Siculiana Peppe Zambito: “Da quando ho iniziato ad amministrare questo paese, nell’ottobre del 2020, il centro accoglie minori non accompagnati i quali non hanno fatto emergere i comportamenti preoccupanti posti invece in essere dagli altri ospiti nei periodi precedenti. Dall’autunno ad oggi ci sono stati momenti di tensione – prosegue il primo cittadino - con diversi episodi che hanno creato allarme ma che di fatto non hanno mai compromesso la sicurezza dei miei concittadini”. Il sindaco spiega che in diverse occasioni alcuni ospiti sono riusciti ad allontanarsi dalla struttura, mettendo in pericolo se stessi, attraversando la Statale molto trafficata, ma anche chi si trovava a transitare nella zona.

Allo stesso tempo Peppe Zambito ha chiesto un maggiore interessamento delle istituzioni centrali verso questo problema: “Occorre rivedere la politica dell’accoglienza e soprattutto garantire ai minori non accompagnati adeguate forme di integrazione”. Non è mancata una nota di rammarico per i danni che in alcune circostanze sono stati riscontrati sull’immagine e sull’economia del paese: “Sono rammaricato – ha spiegato Zambito - che l’attenzione verso la struttura abbia spesso innescato confusione. Per un paese come Siculiana, a vocazione turistica, ha nuociuto l’immagine apparsa all’esterno come un luogo in perenne emergenza sbarchi. La nostra è una realtà dove poter trascorrere in tranquillità le vacanze. Le nostre spiagge, le nostre bellezze naturali, i nostri angoli ricchi di storia e tradizione sono pronti ad accogliere con entusiasmo i turisti”.

“Siamo stati lasciati soli”

Gli effetti collaterali a lungo termine causati dall'emergenza immigrazione si notano anche a Porto Empedocle: “Questa è la vera frontiera d'Europa – ha dichiarato su IlGiornale.it il sindaco Ida Carmina – tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa passano dal nostro porto”. Anche qui si temono i contraccolpi di immagine: “Viviamo di turismo – ha infatti aggiunto il primo cittadino – il fatto che a distanza di un anno sia ancora presente la nave quarantena rischia di danneggiarci”. Ma le preoccupazioni in questa cittadina sono anche di ordine politico: “Siamo senza mezzi – ha proseguito Ida Carmina – e questo ci preoccupa. La situazione per adesso è tranquilla, ma i problemi dello scorso anno ci sono tutti e in vista dell'estate la situazione non promette nulla di buono”.

Il sindaco, eletto nelle fila del Movimento Cinque Stelle, nell'estate del 2020 è stato molto duro contro le Ong definite come “taxi del mare”: “L'anno scorso ho parlato di opinionisti radical chic quando mi hanno criticato per quelle affermazioni – ricorda Ida Carmina – perché nessuno di loro è venuto a vedere la situazione nel mio paese. Si parla spesso di immigrazione senza avere chiara la realtà”. Per lei Porto Empedocle si è trasformata in una sorta di parafulmine d'Europa. Una sensazione avvertita anche dai suoi concittadini: “Non solo il Covid, qui anche l'emergenza sbarchi ha fatto molti danni – conferma un albergatore empedoclino – e continua a farli. Noi ci teniamo i problemi, gli altri fanno finta di risolverli”. Tutti si chiedono adesso come poter intervenire. Ida Carmina avrebbe una soluzione: “Visto che siamo terra di frontiera e siamo considerati porto franco a livello di immigrazione – ha affermato – potremmo essere considerati anche zona franca a livello economico”. Un'idea spesso latente tra gli amministratori dei comuni in prima linea sul fronte migratorio, si tratterebbe infatti di indennizzi che potrebbero quanto meno far superare le attuali problematiche.