Politica estera

Tutte le inchieste di Trump: ecco dov'è indagato l'ex presidente

L'ex presidente Usa, incriminato a New York per il caso Stormy Daniels, è indagato dalle procure di tutto il Paese. Da Manhattan alla Georgia, ecco dove rischia altre incriminazioni

Tutte le inchieste di Trump: ecco dov'è indagato l'ex presidente
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Donald Trump contro la giustizia americana. L'ex presidente Usa, di recente incriminato a New York per il pagamento di 130mila dollari alla pornostar Stormy Daniels, rischia non solo l'arresto, che ci sarà martedì prossimo al tribunale della Grande mela, ma molteplici condanne penali. Sono cinque le inchieste pendenti sul suo conto. Oltre a quella di Manhattan, le procure di tutto il Paese stanno investigando svariati crimini di entità più o meno grave.

Le accuse contro Trump a New York

Fino a due anni fa che l'uscente capo della Casa Bianca sarebbe finito nei guai per il silenzio dell'attrice pornografica da lui ottenuto con il denaro non rientrava neppure nell'ordine delle possibilità. Eppure, il procuratore Alvin Bragg, democratico candidatosi con la promessa di portare The Donald alla sbarra, c'è riuscito. L'accusa si è concentrata sul legame tra i 130mila dollari e la possibile violazione, nascosta, della legge sul finanziamento elettorale dello Stato di New York.

Questa omissione, se condotta consapevolmente, potrebbe porre Trump in una situazione critica. La "tangente" di per sé, infatti, rappresenterebbe soltanto un'infrazione minore di cui la magistratura era peraltro a conoscenza da sette anni. La svolta si è registrata negli ultimi mesi grazie anche alla collaborazione dell'ex legale di Trump, Michael Cohen, protagonista indiscusso della vicenda. Cohen avrebbe ricevuto i soldi (280mila dollari versati a Stormy Daniels e alla modella Karen McDougal) sotto forma di onorario corrisposto come "spese legali".

All'avvocato newyorkese è già stata inflitta una condanna nel 2018 per evasione fiscale e violazione della legge sui finanziamenti elettorali, la stessa accusa che ora fa tremare l'ex presidente. I capi d'accusa contro Trump, più di 30, non sono stati ancora resi noti e l'imputato è stato rinviato a giudizio. I fatti contestati risalgono tra il 2015 e il 2016, mentre le relazioni sarebbero avvenute nel 2006 e nel 2007, dopo il secondo matrimonio del magnate con Melania Knauss.

La situazione per The Donald potrebbe compromettersi ulteriormente qualora quest'ultimo continuasse a pubblicare i suoi messaggi incendiari contro il procuratore Bragg. Da quando è stato erroneamente annunciato l'arresto da Trump stesso, il procuratore afroamericano è stato chiamato "animale" e "razzista", mentre i sostenitori dell'ex presidente sono stati talvolta fomentati con la minaccia che prima o poi scoppieranno "morte e distruzione".

Per frenare un'escalation incontrollata, un giudice potrebbe allora emettere un'ordinanza, in gergo gag order, che impedirebbe all'imputato di intervenire pubblicamente per commentare la propria posizione. La violazione di quest'ordinanza potrebbe portare a un anno di carcere prima del processo, secondo il codice penale statale. Ma soltanto una reiterata inosservanza del divieto potrebbe indurre i magistrati della Grande mela a deliberare l'incarcerazione.

Stupro e diffamazione: il caso E. Jean Carroll

La relazione tra Trump e i giornalisti è probabilmente la peggiore che esista tra un politico e la stampa nell'emisfero occidentale. La reporter E. Jean Carroll ha scritto nel libro "What Do We Need Men For?" (A cosa servono gli uomini?), pubblicato nel 2019, che l'allora inquilino della Casa Bianca l'avrebbe stuprata nel 1996 dentro al camerino di un grande magazzino. La confessione si è tramutata in denuncia nel 2022, quando Carroll ha deciso di fare causa forte della recentissima legge introdotta nello Stato di New York che permette di denunciare violenze sessuali anche dopo diversi anni.

Perché allora non ha denunciato prima alle autorità? Lo spiega la giornalista americana con le sue parole: "Ricevere minacce di morte, essere cacciata da casa mia, essere licenziata, essere trascinata nel fango e unirmi alle 15 donne che si sono fatte avanti con storie credibili su come l'uomo le ha afferrate, importunate, sminuite, maltrattate, molestate e aggredite, solo per vedere l'uomo che le rigirava, negava, minacciava e aggrediva, non mi è mai sembrato molto divertente. Inoltre, sono una codarda", si legge nella sua biografia.

Intanto, Carroll ha aggiunto un'altra accusa nei confronti di Trump, ora indagato anche per diffamazione. Il tycoon ha sempre negato di conoscere l'autrice, liquidata come una "malata mentale" a cui sarebbe piaciuto essere stata stuprata. La difesa dell'ex presidente ha inoltre richiesto il test del Dna per accertare la paternità delle macchie rinvenute sull'abito indossato da E. Jean Carroll il giorno in cui sarebbe stata violentata.

Cosa rischia Trump in Georgia

Dopo New York, è nello Stato meridionale nella Georgia che si stanno concentrando i tentativi di assicurare Trump alla giustizia. È qui che si è verificata la telefonata choc del presidente a Brad Raffensperger, il funzionario statale (repubblicano) rieletto a furor di popolo nel 2022 e al quale il 2 gennaio 2021 venne chiesto di ribaltare i risultati delle elezioni presidenziali nel Peach State per assegnare la vittoria al candidato del Gop, trovando 11.780 voti per lui.

Queste pressioni rappresentano la "pistola fumante" in mano alla procura della contea di Fulton, dove si trova la città di Atlanta. L'evidenza in questo caso era talmente compromettente da convincere tanti a pensare che la prima incriminazione sarebbe senz'altro arrivata in Georgia. Invece la procuratrice Fani Willis, che sta indagando le accuse di cospirazione ed estorsione, ha preferito prendersi più tempo per costruire un'imputazione e un impianto accusatorio inoppugnabile.

A gennaio del 2023 il Gran giurì speciale, composto da 23 giurati, ha rilasciato un report finale sull'indagine, individuando le prove di falsa testimonianza. Il 17 marzo il team di legali dell'ex presidente ha presentato un esposto chiedendo di annullare il report, citando la faziosità della District attorney Willis. Nel frattempo sono state rese pubbliche altre due telefonate effettuate dall'ex presidente per influenzare l'esito elettorale.

Raffensperger Brad
Il segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger in audizione al Congresso

I documenti top secret "rubati"

La prima delle due inchieste su cui sta lavorando il dipartimento di Giustizia dell'amministrazione Biden è quella che vede Trump accusato di furto di documenti di proprietà del governo degli Stati Uniti. Documenti top secret stivati nella villa di Mar-a-Lago, dove l'Fbi ha fatto un blitz la scorsa estate, trovando oltre 200mila pagine di file contrassegnati dai più alti livelli di riservatezza dentro a una trentina di scatole portate via dagli agenti del Bureau. Tra i documenti è stato reperito anche un rapporto militare sulla capacità nucleare di uno Stato straniero.

L'Attorney general Merrick Garland ha nominato nell'autunno del 2022 il procuratore speciale Jack Smith, una figura che tornerà più avanti nel corso di questo articolo. Trump non ha mai negato di essersi impadronito dei documenti; piuttosto, ha criticato il mandato di perquisizione dell'Fbi, ritenuto non necessario. Smith e il Doj, invece, stanno seguendo una pista più procedurale ma non meno rischiosa: dimostrare che Trump avrebbe chiesto ai suoi avvocati di mentire.

Il leader repubblicano è indagato per aver violato il Presidential Records Act, la legge che impone al capo di Stato e al suo vice di restituire tutta la documentazione al governo.

Documenti Trump a Mar-a-Lago
Alcuni dei documenti trovati dall'Fbi nell'abitazione di Trump in Florida

L'assalto a Capitol Hill e il ruolo di Trump

I fatti del 6 gennaio 2021 rimarranno scolpiti nella storia americana. L'assalto a Capitol Hill è un evento che ha messo a dura prova la tenuta della democrazia Usa e che continua a dividere l'opinione pubblica statunitense in due schieramenti. Per gli elettori repubblicani si è trattato di un errore che però non giustificherebbe la repressione nei confronti dei manifestanti, mentre per i detrattori di Donald Trump è stata una vergogna internazionale per il Paese, al limite del colpo di Stato.

Il procuratore speciale Jack Smith è stato designato dal Department of Justice per indagare sulle azioni del 45esimo presidente, che quel giorno partecipò a un comizio prima di ritornare alla Casa Bianca, da dove seguì il caos nelle aule del Congresso. Il procedimento contro Trump è stato lanciato dalla commissione speciale d'inchiesta del Congresso che lo ha ritenuto, con un voto all'unanimità, responsabile di un'insurrezione, deferendo l'azione giudiziaria ai tribunali competenti. Secondo le conclusioni dei parlamentari democratici e dei due repubblicani Adam Kinzinger e Liz Cheney, il presidente Usa avrebbe dovuto agire preventivamente per fermare i disordini e l'invasione del Campidoglio, non curandosi della retorica combattiva dei suoi discorsi nelle settimane precedenti per fomentare i suoi elettori.

La January 6th Commission è stata piuttosto prolifica nei 18 mesi di attività (coronati da un report lungo 845 pagine), prima di venire sciolta dalla nuova maggioranza repubblicana alla Camera. Numerose sono le immagini e i filmati di quel giorno mostrati al pubblico. Alcuni di questi, che ritrarrebbero i dimostranti in atteggiamenti pacifici, sono stati passati anche dallo speaker Kevin McCarthy al conduttore di Fox News Tucker Carlson, suscitando uno stuolo di polemiche.

Il procuratore Smith sta

tentando di estorcere anche le testimonianze di personalità vicine a Trump in quei giorni, tra cui l'ex vicepresidente Mike Pence, obbligato a testimoniare, ma pronto a ricorrere alla Corte Suprema contro un atto da lui descritto come "incostituzionale".

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