Leggi il settimanale

Genova, quartiere Marassi. Febbraio 2010. Sebastiana Melis, infermiera in pensione di 69 anni, viene trovata morta nel suo appartamento. Colpita più volte alla testa con una violenza feroce. Sangue ovunque. Eppure la casa è incredibilmente in ordine. Quasi immobile. Quasi sospesa nel tempo. Nessuna porta forzata. Nessun furto apparente. Nessuna impronta utile. Nessuna traccia decisiva. Gli investigatori parleranno apertamente di un omicidio “quasi perfetto”. Chi è entrato in quella casa conosceva Sebastiana Melis? È stato fatto entrare senza paura? Oppure chi ha ucciso sapeva esattamente dove colpire, cosa toccare e soprattutto cosa non lasciare dietro di sé? Tra sospetti familiari, debiti, soldi nascosti in casa, testimo…

Alessandro Politi
Il delitto perfetto esiste davvero?

Ecco l'intercettazione del "soliloquio" del 14 aprile 2025 in cui Andrea Sempio, in macchina, parla ad alta voce del delitto. Secondo gli inquirenti, le sue parole confermano che avrebbe parlato con Chiara Poggi il giorno della sua morte. Poi sull'auto sale una sua amica a cui confida il sospetto di essere intercettato

Rita Cavallaro
"Bella stronza, il video nella penna". Ecco l'audio del soliloquio in auto che inguaia Sempio

Il caso Garlasco continua a dividere e a riaprire ferite mai chiuse. Al centro c’è Alberto Stasi, condannato ma al centro di un errore giudiziario clamoroso. Una vicenda che, tra nuove indagini e vecchi dubbi, dice molto della giustizia italiana. Il commento del direttore Vittorio Feltri

Vittorio Feltri
Uccidono gli innocenti

Noi abbiamo capito che Alberto Stati non era l'assassino di Chiara Poggi dopo due giorni, non vent'anni. Non è stata giustizia, ma una commedia che ci disgusta. Tenere in galera per 20 anni un uomo contro cui non esista una prova è veramente deplorevole. Il commento del direttore Vittorio Feltri

Vittorio Feltri
Condannate la giustizia

"Quanto alla captazione ambientale di Andrea Sempio, di cui oggi trovo ampia eco sui giornali, lui ce ne ha dato una spiegazione molto convincente. Dobbiamo però raccoglierne il riscontro documentale prima di rendere pubblica la sua versione". Lo spiega l'avvocato Liborio Cataliotti in un video. "Nella mattina di oggi io e l'avvocato Angela Taccia, che tuteliamo Andrea Sempio, pure lui presente - chiarisce il difensore - ci siamo riuniti col pool difensivo, ossia con tutti i consulenti già nominati e quelli ancora da nominare, abbiamo fatto il riassunto delle risultanze istruttorie per come ci sono state rappresentate ieri dalla Procura e abbiamo ripartito i ruoli a seconda delle varie tematiche ai consulenti per fronteggiare le consulenze depositate dalla Procura". Da quanto si è saputo, i legali stanno lavorando per recuperare il podcast che Sempio stava ascoltando in macchina quel 14 aprile 2025. Quelle frasi sconnesse, incriminanti per la Procura, sarebbero nella versione difensiva commenti a ciò che il 38enne stava sentendo in una trasmissione dedicata al delitto di Garlasco.

Redazione web
La difesa di Sempio: "Su audio ha una spiegazione molto convincente"

Andrea Sempio, neo indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, è arrivato in procura a Pavia poco prima delle 10 per l'interrogatorio. Era alla guida della sua auto e in compagnia della sua avvocata Angela Taccia.

Manuela Messina
Andrea Sempio in tribunale a Pavia

Un cioccolatino può uccidere. E a volte lo fa due volte, a distanza di cinquant’anni. Nel 1937, a Genova, una bambina di 12 anni muore dopo aver mangiato un cioccolatino alla stricnina. Quel dolce non era destinato a lei, ma a sua madre, Maria Maddalena Berruti. Due giovani, in cerca di denaro, avevano progettato di avvelenare la donna. Lei non lo mangia. Lo porta a casa. E lo offre alla figlia. La bambina muore tra convulsioni violente, soffocata dal veleno. Cinquant’anni dopo, nel 1987, la storia si riapre. Maria Maddalena Berruti ha 82 anni. Vive sola. Viene trovata morta nel suo appartamento. Nessuna effrazione. Nessun furto. Solo un cordino stretto attorno al collo. Un omicidio inspiegabile. L’assassino entra senza forzare la porta. Usa un oggetto trovato in casa. Sposta il corpo. E lascia dietro di sé qualcosa di ancora più enigmatico: macchie di vernice verde sui muri, sui mobili, persino su un mazzo di chiavi. Una firma? Un messaggio? Le piste non portano a nulla. Non è una rapina. Non è un gesto impulsivo. È un delitto che sembra nascere da lontano. Nel 2013, Don Gallo racconta di aver raccolto la confessione dell’assassino. Ma il nome resta coperto dal segreto confessionale. Due omicidi. Una madre e una figlia. Lo stesso filo oscuro che attraversa mezzo secolo. È adesso online l’analisi investigativa del docente dell’Università degli Studi di Milano e dell’Insubria Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Il cioccolatino che uccise due volte

Ecco le immgini diffuse dai carabinieri che mostrano il blitz con tanto di elicottero, le pistole trovate nell'abitazione di Baby Gang e alcuni vecchi filmati del trapper che si inquadra mentre sfoggia diverse armi

LaPresse
Baby Gang, il momento dell'arresto
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica