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Glicemia postprandiale, valori anomali dopo i pasti e rischi: come monitorarla

Monitorare i valori della glicemia postprandiale è fondamentale per verificare la concentrazione di glucosio presente nel sangue, per prevenire i rischi legati al diabete

Glicemia postprandiale, valori anomali dopo i pasti e rischi: come monitorarla

Un aumento glicemico dopo un pasto è considerato normale, in particolare se si assumono alimenti ricchi di zucchero come dolci o carboidrati raffinati. Un processo considerato fisiologico che prevede una crescita del valore glicemico già 15 massimo 30 minuti dopo il pasto, e che può raggiungere il suo picco entro i 90 minuti. Un meccanismo che prevede un arco temporale di due ore con una crescita e una diminuzione del valore glicemico, una condizione normale ma che è bene controllare.

Spesso si tende ad osservare il valore glicemico a digiuno, ovvero prima della colazione, ma sono i dati rilevati dopo i pasti a segnalare lo stato di salute del metabolismo. Come l’organismo si comporta nei riguardi della gestione degli zuccheri, quanto questo picco glicemico possa perdurare nel tempo superate le due ore di riferimento. E se il dato può indicare la presenza di una resistenza insulinica e il rischio di diabete, aumentando così la possibilità di sviluppare malattie cardiache.

Glicemia postprandiale, i valori di riferimento

Le tempistiche legate all’innalzamento dei valori glicemici si rivela fondamentale per monitorare la presenza di eventuali squilibri metabolici, come accennato, una condizione con orari specifici. I valori vanno monitorati nell’arco delle due ore che seguono il pasto.

  • Un’ora dopo il pasto: 120 mg/dl valore ottimale

  • valore da monitorare: 121-140 mg/dl è già presente un aumento del carico insulinico

  • valore a rischio: oltre i 140 mg/dl dopo un’ora dal pasto

Sono dati spesso legati all’età, un picco glicemico elevato a 70 anni può segnalare una minore efficienza fisiologica ma è tollerabile, se sono assenti altre patologie. A 50 anni è presente un problema legato al metabolismo degli zuccheri, mentre sotto i 40 anni è considerato un campanello d’allarme.

Questi dati possono rientrare nella norma a distanza di due ore dal pasto, quando il metabolismo funziona i valori si aggirano tra gli 80 e 100 mg/dl. Anche in questi casi esiste una tolleranza nei confronti di questi valori, ma se restano stabili sotto o sopra i 140 mg/dl è bene approfondire le condizioni di salute.

Come si misura la glicemia e i valori che preoccupano

Per ottenere dati certi è fondamentale monitorare la glicemia nel modo giusto, che sia con l’impiego del glucometro che con il sensore CGM. Nel caso del glucometro si procede con una verifica capillare, con il relativo pungidito si preleva una goccia di sangue dal polpastrello e la si deposita sulla striscia reattiva collegata al glucometro. Invece il sensore CGM è inserito nella pelle e consente un monitoraggio continuo, all’interno delle 24 ore. Sono controlli di tipo casalingo ma che consentono un esito certo, preciso e immediato. In alternativa si possono effettuare gli esami del sangue al mattino a digiuno, presso il laboratorio di riferimento.

Considerati i valori di riferimento sopra citati, comprensivi di una certa tolleranza, è importante monitorarli senza avere fretta, ad esempio è sbagliato controllarli dopo soli 40 minuti dalla fine del pasto. Oppure non considerare la tipologia di alimenti assunti, ad esempio un pasto a base di carboidrati avrà un impatto diverso rispetto a uno di tipo proteico. Ciò che conta è considerare il quadro nell’insieme, osservando i movimenti del valore glicemico nell’arco delle due ore.

Il vero campanello d’allarme è l’eventuale persistenza di un dato elevato anche a distanza di ore dalla conclusione del pasto.

  • 130-140 mg/dl dopo due o tre ore dal pasto: è un dato da monitorare ma nella norma

  • 140-199 mg/dl: potrebbe indicare una fase di prediabete con alterata tolleranza glucidica

  • 200 mg/dl: valore uguale o superiore indica la presenza di diabete

Quali sono i rischi e come porvi rimedio

Un valore glicemico alto dopo il pasto, come anticipato, aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 ma anche una serie di problematiche di salute:

  • malattie cardiovascolari, la condizione più comune che danneggia le pareti dei vasi sanguigni e può favorire l'aterosclerosi aumentando anche il rischio di ictus e infarto. Anche un aumento della rigidità del tessuto miocardico, che favorisce lo scompenso cardiaco.

  • gli organi possono subire un danneggiamento, in particolare reni, occhi, nervi e anche al pancreas che subisce lo stress maggiore.

  • si crea uno stato infiammatorio che porta a un aumento del grasso viscerale.

Per ridurre la problematica e i valori elevati di glicemia dopo i pasti è fondamentale affrontare alcune modifiche nel proprio stile di

vita:

  • riducendo la presenza degli zuccheri e dei carboidrati raffinati, preferendo quelli con minor indice glicemico come legumi, riso basmati, patate dolci e frutti di bosco

  • assumendo più verdure, fonti proteiche magre, fibre e grassi sani, e concludendo il pasto con una porzione di carboidrati a basso indice glicemico

  • effettuando una camminata di circa 20 minuti dopo i pasti

  • gestendo lo stress e dedicando al sonno del tempo di qualità

  • aumentando l’idratazione personale utile per ridurre la presenza di zuccheri nel sangue

Gestire i valori glicemici, partendo dalla tavola, è fondamentale per prevenire il diabete e allontanare le problematiche correlate per la salute dell’organismo e, in particolare, del cuore.

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