Cultura e Spettacoli

Una nuova serie "pandemica". In streaming arriva l'atto finale di See

Alla scoperta di See, serie tv post-apocalittica di AppleTv che torna dal 26 agosto con gli episodi della terza e ultima stagione. Jason Momoa torna in tv da protagonista dopo il Trono di Spade

Una nuova serie "pandemica". In streaming arriva l'atto finale di See

Abbiamo parlato più volte del colosso dello streaming di AppleTV. È disponibile in Italia dall’autunno del 2019 e ha mantenuto sempre alta la bandiera della buona serialità (con uno sguardo a film e cartoni in computer grafica) con temi freschi e nuovi. È impossibile non menzionare The Morning Show o For All Mankind. Tutte serie di livello, baciate da ottime recensioni e premiate durate la Award season. C’è una serie in particolare però che, di fatto, non è mai "esplosa" a livello di gradimento da parte del pubblico e della stampa di settore, restando sempre in un limbo. Si tratta di See, serie post apocalittica creata dal celebre Steven Knight, che vede in Jason Momoa il suo indiscusso protagonista. Il primo episodio risale al 2019, proprio al lancio della piattaforma streaming a livello globale. A una prima stagione è seguita una seconda. Dal 26 agosto e a cadenza settimanale è disponibile il terzo e ultimo atto.

La fine di un cerchio per See che, negli ultimi 8 episodi previsti, cerca di tirare a sé i fili della vicenda e regalare un senso di compiutezza alla storia che non sempre è riuscita a brillare per qualità e ricercatezza. Degna di nota per aver raccontato di un mondo decimato da un virus che ha reso l’umanità un popolo di non vedenti, ha visto in prima linea il ritorno di Jason Momoa dopo la sua esperienza in Game of Thrones. Anche se non è una serie che buca lo schermo, ora vi spieghiamo perché è giusto dare uno sguardo alla distopia pandemica di See.

Un mondo senza luce guidato dalla rabbia e dall’orgoglio, la trama della serie tv

Ci troviamo in un tempo a noi lontano, in un futuro in cui il mondo come lo abbiamo imparato a conoscere non esiste più. Un virus sconosciuto ha causato la morte di quasi tutta la razza umana, solo due milioni sono i sopravvissuti. Sono diventati ciechi, anche a livello genetico, e qualche secolo dopo lo scoppio di questa pandemia, la Terra è popolata solo da barbari che vivono come primitivi, dimenticando le loro origini, costruendo una realtà basata su magia e superstizioni. Chi ha la capacità di vedere è considerato un eretico, viene braccato e ucciso, come succede a Jerlamarel. Considerato un essere pericoloso e fuori dal comune, fugge dal suo accampamento ma viene comunque braccato dai cacciatori di streghe comandati da Tamacti Jun. In pochi sono a conoscenza che Jermarel è sposato e sua moglie è incinta. In fuga anche lei, finisce nella tribù di Barba Voss (Jason Momoa). L’uomo decide di salvare la donna dal suo assurdo destino e con il suo popolo fugge in cerca di un posto sicuro. Maghra mette al mondo due figli che entrambi hanno la vista. Seguiti dai cacciatori di streghe, ben presto la fuga di Baba si trasforma in una lotta per la sopravvivenza e, forse, un modo per costruire un nuovo mondo, cancellando miti e leggende.

See è una serie imperfetta ma…

Roboante, fracassona, violenta, sboccata, ma intensa e affascinante. Così si potrebbe descrivere See. È come se avesse due volti. La serie, che porta la firma del papà di Peaky Blinders e Taboo, non brilla di certo per una storia forte e spessa, dato che si perde in lungaggini che appesantiscono molto la narrazione, eppure colpisce perché è capace di fotografare un aberrante futuro per la razza umana. Tra le rovine di un mondo decimato da un virus sconosciuto, si erge una società primitiva, sobillata da miti, leggende e superstizioni. See non lesina nei dettagli e mette in scena una storia di rara crudeltà, in cui non esiste la speranza di un mondo migliore ma solo la consapevolezza di dover navigare a vista in una realtà in cui o si vive o si muore. È una serie imperfetta perché, a un’ottima costruzione di un algido tessuto sociale, si contrappone una struttura narrativa poco incisiva, per nulla forte, tale da poter coinvolgere il pubblico fino alla fine.

Girata con l’aiuto di persone non vedenti e biologi evoluzionisti

Come ha rivelato Francis Lawrence, uno dei registi, in un’intervista a Business Insider, la serie ha avuto una produzione molto complessa o, altrimenti, non si giustificherebbero i 240 milioni di dollari che sono stati spesi per la realizzazione. "See è uno spettacolo costoso ma quelle voci sul budget sono sproporzionate – afferma -. Non è per nulla vicino a altre grandi produzioni come Game of Thrones". Il regista inoltre conferma di aver lavorato spalla a spalla con consulenti per persone non vedenti e un biologo evoluzionista. Insieme a loro, Francis Lawrence faceva spesso brainstorming per capire come gestire al meglio le singole riprese. "Abbiamo creato una tavola rotonda dedicata alla cecità insieme ai nostri consulenti, e abbiamo capito come tutto questo si poteva incrociare con il nostro lavoro e con gli oggetti di scena. Che aspetto hanno le capanne nel villaggio? Come navigano le persone? – aggiunge –. L’idea di cecità si è inserita in ogni scelta creativa che abbiamo realizzato. Connettere la spiritualità con i sensi, l’euforia e il piacere è stato davvero interessante".

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Non è l’unica serie che racconta una mortale pandemia

Nel 2020, con uno scoppio di una reale pandemia, la tv (come il cinema) è stato letteralmente invaso da storie futuriste ambiente in mondi in cui l’umanità è stata distrutta da un virus. Noi, per fortuna, non abbiamo vissuto una tale drammaticità degli eventi, anche se a causa del Covid ci sono state tutte una serie di complicazioni, ma fa paura lo stesso la forza e l’incontrollabilità di Madre Natura. See, dicevamo, non è l’unica serie che parla di virus e pandemie. C’è, ad esempio, Anna che è ispirato a un romanzo di Ammanti. Senza dimenticare il fallimentare L'ultimo uomo, oppure il brillante Sweet Tooth che è stato prodotto da Robert Downey Jr. A questo ci si aggiunge a tutta una serie di drammi contemporanei, da Grey’s Anatomy, a This is Us, fino a Shameless, che hanno raccontato l’infezione con storie cariche di tensione e drammaticità.

Jason Momoa, un ruolo da vero duro

Originario di Honolulu, Joseph Jason Namakaeda Momoa ad oggi è uno tra gli attori più richiesti dello showbiz. Celebre per aver preso parte alla sola prima stagione di Game of Thrones, alle origini della sua carriera è stato intravisto anche nell’ultima stagione di Baywatch e in Stargate: Atlantis. Di recente, ha preso parte a The Red Road e su Netflix è stato il protagonista di Frontiera. Dal fisico prestante e dalla voce penetrante, è diventato celeberrimo per il ruolo ricoperto in Aquaman, film ispirato al personaggio della DC Comics. In See porta in streaming un personaggio valoroso ma truce e violento, costruito sulle sue solidissime spalle di attore e sex symbol.

Perché vedere See?

Vibrante e potente come un pugno nello stomaco, la serie risulta essere un piacevole intrattenimento. See, dopo una prima stagione dal ritmo molto dilatato, acquista potere nel secondo capitolo e prosegue le buone intenzioni anche per l’ultimo capitolo (in streaming a cadenza settimanale). Piace perché è una serie per duri e per quel pubblico che vuole perdersi in una storia carica di aspettative.

Convince, nonostante tutto, perché pennella un mondo decadente, cupo e violento con risvolti sociali e politici.

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