Leggi il settimanale

È lei che apre la porta al suo assassino. E gli prepara anche un caffè. Torino, 9 febbraio 1988. Giorgia Padoan ha 21 anni, studia lingue, sogna di viaggiare. Quella mattina qualcuno suona al citofono. È Giorgia ad aprire. Lo fa entrare. Si fida. Poche ore dopo, la madre la trova morta sul divano. Strangolata con una piccola catena metallica. Nessun segno di effrazione. Nessuna vera colluttazione. Due caffè preparati. Una tazzina rovesciata. Un’impronta di scarpa nel caffè. La casa a soqquadro, gas aperto, acqua che scorre. Qualcuno resta lì dopo il delitto. Qualcuno pulisce, sposta, costruisce una scena. E poi quella telefonata: “Non volevo ucciderla”. Più di mille persone ascoltate. Piste ovunque. Nessuna verità. E allora la domanda è ancora la stessa, dopo quasi quarant’anni: chi ha ucciso Giorgia Padoan, e perché? È adesso online l’analisi investigativa del professor Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Caffè con l'assassino

Corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio i reati ipotizzati oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Fra le persone perquisite anche generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori

Redazione web
Corruzione, perquisiti gli uffici della Difesa, di Terna e Rfi

La Corte d’Assise di Napoli ha assolto Nicola Conte, accusato di aver diffuso consapevolmente il virus attraverso rapporti non protetti con la moglie e con un’amica della donna, morta poi di Aids, che lo aveva accusato di violenza sessuale

Roberta Damiata
Stuprata e contagiata dall’Hiv, muore di Aids. L'aggressore assolto perché "il fatto non costituisce reato"
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica