Gli psicologi temono che le persone possano legarsi ai chatbot. Hanno ragione? Lo abbiamo chiesto all'AI
Gli psicologi temono che le persone possano legarsi ai chatbot. Hanno ragione? Lo abbiamo chiesto all'AI
I dati Unicef e Telefono Azzurro riaprono il dibattito sull’uso dell’IA: per gli adolescenti i chatbot possono ostacolare l’apprendimento, mentre per molti adulti rappresentano un argine al caos informativo
Uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia mostra che nei primi giorni di vita il cervello dei neonati riconosce e anticipa il ritmo musicale, ma non la melodia. I risultati confermano che la percezione del tempo è innata e distinta da quella tonale, suggerendo basi neurali ed evolutive diverse
Da Genie 3 di Google DeepMind al mito del “videogioco creato con un prompt”: i world model impressionano, ma non sono game engine. Senza regole, stato persistente e memoria lunga, l’IA può stupire per pochi minuti non sostituire software house, sviluppo e complessità di titoli come GTA 6
Un’alleanza strategica tra investimenti, regole e valori condivisi per guidare lo sviluppo dell’IA globale, coniugando spinta tecnologica, tutela dei diritti e credibilità internazionale
Anche senza connessione Internet, è possibile leggere la traduzione dei testi musicali su Spotify: a quali utenti è riservata e l’annuncio del colosso svedese di streaming
Nel report ripreso ieri dal Guardian si osserva che le Ai non si limitano a indirizzare il traffico verso le fonti
Non nasce per intrattenere o assistere, nasce come una piattaforma, un corpo standard su cui altri possono scrivere comportamenti, testare reazioni, addestrare movimenti, osservare cosa succede quando una macchina entra in uno spazio umano e deve imparare a rispettarne le regole non scritte, quelle che nessun manuale spiega e che nessun algoritmo conosce davvero
Eravate stanchi dei soliti robot umanoidi che vi fanno un po’ paura? Quelli che vediamo nei video dove vi mettono le stoviglie della lavatrice con estrema precisione (ma con una lentezza esasperante) e in ogni caso avreste paura che di notte vi possano strangolare? Ebbene, allora c’è Sprout. Ma non nasce per intrattenere o assistere, nasce come una piattaforma, un corpo standard su cui altri possono scrivere comportamenti, testare reazioni, addestrare movimenti, osservare cosa succede quando una macchina entra in uno spazio umano e deve imparare a rispettarne le regole non scritte, quelle che nessun manuale spiega e che nessun algoritmo conosce davvero.