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Non c'era bisogno di un esperto meteorologo per prevedere la pioggia di commenti entusiasti dei leader progressisti italiani per le parole del presidente spagnolo Sanchez

Francesco Maria Del Vigo
Solito vizio rosso. Cercansi leader contro la libertà

“La posizione del governo spagnolo si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l'Europa e la Spagna ci sono già passati 23 anni fa, quando un'altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente, una guerra che in teoria, secondo quanto affermato allora, era volta a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che in realtà ha prodotto l'effetto contrario, scatenando la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia subito dalla caduta del muro di Berlino. La guerra in Iraq ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un aumento generalizzato dei prezzi dell'energia e del costo della vita”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa. Moncloa (Alexander Jakhnagiev)

Agenzia Vista
Crisi Golfo, Sanchez risponde a Trump su no uso basi in Spagna: Non ripeteremo errori dell'Iraq

Ci troviamo nell'Italia di sempre, dove i progressisti armati di morale e costituzione, pronti al banchetto contro ogni riforma, bercianti al fascismo che ritorna, sono pronti a difendere l'Iran e il suo ayatollah Ali Khamenei

Tommaso Cerno
Fare l'iraniano con il velo degli altri

Collettivi con le bandiere del regime islamico. E i dissidenti si difendono: "Che c'entrate voi?"

Francesco Giubilei
E gli iraniani contestano i "pacifisti". "Questo intervento militare ci serve"

Persino l'Unione Sovietica di Stalin era grata dei massicci rifornimenti di armi per respingere i tedeschi. Poi all'amore successe l'odio e il disprezzo. L'"americanata" diventò il marchio del pessimo gusto

Paolo Guzzanti
Alla faccia dei "maledetti americani"
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